La “pasionaria” del Risorgimento

STORIA LOCALE – Le imprese di una lariana che arse di patriottismo e portò a Como il primo nucleo operativo della Croce Rossa
Il 17 marzo 1851 Vittorio Emanuele II fu proclamato sovrano della nascente nazione italiana. Nel 150° dell’Unità, sarebbe doveroso ricordare alcuni personaggi comaschi che hanno contribuito in maniera determinante alla costruzione del nuovo Stato. Fra questi una donna, che con le sue azioni può essere riconosciuta come la “pasionaria” del Lario. Ma per raccontare la sua storia è importante iniziare dalle gesta compiute da suo figlio.
È la mattina di una piovosa giornata d’inizio estate
sulle alture moreniche vicino al Lago di Garda, quando si scatena la battaglia più importante e sanguinosa della Seconda guerra d’Indipendenza. A San Martino, il 24 giugno 1859, è un putiferio. L’esercito piemontese al comando di Vittorio Emanuele II combatte quello austriaco, guidato dal generale von Benedek. A non più di cinque chilometri in linea d’aria, sulla collina di Solferino, si fronteggiano i francesi di Napoleone III.
Tra i bersaglieri del primo battaglione della Brigata Aosta, un sottotenente si distingue per il suo ardimento. Si chiama Giocondo Bonizzoni, ed è un veterano di varie battaglie contro gli austriaci. Durante le barricate erette dai comaschi nel marzo 1848, è stato fra i giovanissimi fautori delle “Cinque giornate” antiaustriache, concluse con un bagno di sangue e il ritorno nel capoluogo lariano dell’oppressore. In quella occasione conosce Luigi Dottesio, tipografo e vicesegretario comunale che grazie alla sua particolare posizione in ambito municipale riesce a stampare articoli rivoluzionari contro gli austriaci infondendo nella popolazione sentimenti patriottici. Tra i due nasce subito una fervida amicizia, che li porta a condividere gli ideali risorgimentali e a entrare in gruppi d’azione.
Alla morte, nel 1848, del noto farmacista Luigi Bonizzoni, padre di Giocondo, Dottesio diviene anche il compagno della madre del giovane rivoluzionario. Lei è Giuseppina Perlasca Bonizzoni, madre di sei figli e dotata di grande spirito d’intraprendenza, messo in pratica in più d’un’occasione. Ad esempio, durante l’epidemia di colera del 1836. S’innamora perdutamente del tipografo comunale, nel frattempo costretto a emigrare in Ticino per sfuggire agli austriaci. L’esilio di Dottesio dura però ben poco; viene catturato durante un maldestro tentativo di rimpatrio a Maslianico nel gennaio 1851 e poi portato a Venezia per essere processato.
A nulla vale l’impegno di Giuseppina per far uscire di galera l’amato. Luigi viene impiccato a Venezia l’11 ottobre 1851. La donna, però, continua la sua battaglia per infondere nella popolazione i sentimenti rivoluzionari.
I suoi sforzi si concentrano soprattutto sul figlio Giocondo, che bene ha potuto conoscere l’operato di Dottesio. Nel 1853, la sua pervicacia nel combattere il nemico austriaco viene punita con il carcere duro, a Mantova.
Viene rinchiusa con altre donne macchiate da colpe diverse tra loro: alcune sono prostitute, altre ladruncole, altre ancora invece subiscono la sua stessa condanna per avere tentato di promulgare politica antigovernativa.
Dopo alcuni mesi trascorsi in carcere, viene raggiunta da un’amnistia concessa direttamente dall’imperatore e può così fare ritorno a casa, e ai suoi figli.
Nonostante la triste esperienza di Mantova, la donna sopisce solo momentaneamente i propri intenti risorgimentali per poi tornare, più attiva che mai, in occasione della Seconda guerra di Indipendenza.
Nel maggio 1859 le truppe dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi liberano Varese e poi Como scacciando definitivamente gli austriaci dalla città e il figlio prediletto di Giuseppina può così partire alla volta di San Martino arruolandosi volontario nell’esercito sardo-piemontese tra gli uomini di Lamarmora. Giocondo Bonizzoni combatte aspramente su quella collina che, con il passare delle ore, si ricopre di corpi umani senza vita.
È sostenuto dal ricordo delle parole coraggiose piene d’ardore patriottico dette da sua madre appena prima del suo congedo per partire per la guerra.
Nemmeno un imponente nubifragio nel pomeriggio, che smorza la battaglia di Solferino, ha il potere di chiudere la carneficina in atto a San Martino, dove si continua fino a tarda sera e un colpo partito da un fucile austriaco risulta fatale a Giocondo Bonizzoni. Uno dei 9.800 morti di quel maledetto giorno a San Martino.
Giuseppina Perlasca Bonizzoni viene raggiunta dalla ferale notizia alcuni giorni dopo, e si affretta a raggiungere il luogo del massacro dove il figlio ha donato il suo sangue per la patria avendo modo di vedere la distruzione quel posto.
Conosce uno svizzero di Ginevra, Jean Henri Dunant, pressappoco della stessa età del povero Giocondo; è lì come corrispondente di guerra e rimane talmente impressionato dalla crudeltà di quella battaglia da creare nel giro di poco tempo le basi della Croce Rossa Internazionale.
Pochi anni dopo, la geniale idea attuata dal Dunant diventa lariana: è Giuseppina Perlasca a portare il primo nucleo operativo della Croce Rossa a Como.
Nell’Ossario di San Martino, così come nella chiesa di San Pietro a Solferino, si possono osservare migliaia e migliaia di teschi e ossa dei morti della battaglia, custoditi in teche di legno dietro reti metalliche.
Fra le moltitudini di resti ossei anche quelle di Giocondo Bonizzoni. Il suo sacrificio è ricordato nella lapide alla base della statua di Garibaldi in piazza della Vittoria, assieme ad altri nomi di concittadini morti per gli stessi ideali.
Vicino al suo, spicca il nome di Luigi Dottesio, le cui ossa sono state traslate da Venezia, luogo del suo patibolo, al famedio cittadino nel Cimitero Monumentale.
A Giuseppina poteva stare bene che le spoglie del proprio figlio riposassero nel luogo dove aveva combattuto per contribuire alla vittoria della patria, ma che le ossa dell’amato rimanessero dove egli subì la condanna a morte, non poteva essere. Dopo incessanti insistenze e con Venezia liberata, la donna riesce nel 1866 a portare i resti di Dottesio in città. La sua parabola si chiude nel 1896, nella sua casa di via Unione a Como. È sepolta nella tomba di famiglia, sormontata dal busto del figlio Giocondo, bersagliere eroe alla ricerca di giustizia e libertà.

Maurizio Casarola

Nella foto:
Il ritratto dell’eroina risorgimentale Giuseppina Perlasca Bonizzoni nella tomba di famiglia

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