La pietra d’inciampo caduta dalla torre

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

“Come un sasso che l’acqua tira giù…”, cantavano i Dik Dik. E martedì scorso, senza pioggia, in una giornata di sole, un sasso pesante quasi un chilo è precipitato dalla Torre San Vitale, che cinge la punta a Est della Città Murata. Ha infranto il parabrezza del furgone di un ambulante, per fortuna senza altri danni, ma si è rischiata la tragedia.

Quel sasso è come una pietra d’inciampo, un avvertimento, l’allerta plateale scagliata sulla nostra incuria. Il rischio gravissimo corso rinvia infatti alla trascuratezza che regna sovrana sull’antica cinta muraria di Como. Un perimetro importante, per la sua storia antica e per la sua bellezza in disarmo. Su quelle mura, che hanno difeso la città e sono testimoni della sua lunga vita, ormai crescono alberi che con le loro radici divelgono anche le pietre. E queste non cadono a caso. Non può succedere e in altri centri storici, infatti, non accade. Perché è questione di rispetto o di degrado. Perché lì le mura sono, a tutti gli effetti, parte integrante della vita del luogo e delle persone che lo abitano, o lo visitano da turisti. Pensiamo soltanto a due esempi italiani: le passeggiate e le visite guidate sulle mura di Lucca o di Verona, con punti di osservazione e belvedere inediti sulle città sottostanti.

A Como la negligenza lascia prosperare vegetazione spontanea, boschi e boschetti con arbusti e piante tra i sassi. I progetti di recupero di queste antiche vestigia, poi, non sono mai andati a buon fine e nel 2016 la precedente amministrazione comunale ha perso 200mila euro di finanziamenti di Fondazione Cariplo nel solito assurdo modo, vale a dire dimenticandosi per strada i termini entro cui presentare il progetto per la conservazione e per la valorizzazione che era richiesto. È un vizio tutto nostro e non ci stancheremo di chiedere perché gli uffici non compiano il percorso in tempo utile, i dirigenti non sorveglino adeguatamente, gli assessori non spronino in vista del risultato finale.

Le nostre torri antiche sono tre: oltre a Torre San Vitale, sulla stessa linea, ci sono Porta Torre e poi, a Ovest, Torre Gattoni. Ogni tanto si ipotizza di fare in modo che proprio da Torre San Vitale e dai vicini giardini si possa accedere alle mura in funzione turistica. Tanto più che lì vicino c’è anche il Museo archeologico Paolo Giovio e questo sarebbe un interessante approdo naturale. Per Porta Torre, oltre vent’anni fa, la Fondazione Ratti avrebbe volentieri finanziato scale di accesso, anche con finalità espositive, oltre che di veduta della città. Non se ne fece niente. E per Torre Gattoni, sempre sul finire del secolo scorso, si era pensato di ricostituire l’antico laboratorio di elettrofisica del canonico amico di Volta, oltre che di studiare la possibilità di una passeggiata dall’alto delle mura. Un’opportunità offerta da due anni a questa parte dal Festival Bellezze Interiori, grazie alla disponibilità di privati proprietari e volontari. La risposta di adesioni e di apprezzamento è entusiasta e questo basterebbe a far riflettere su tale intuizione.

In media, ogni cinque anni poi vengono presentati progetti di monitoraggio, manutenzione e valorizzazione delle mura. È successo nel 2015 e nel 2020. Non seguono azioni, è una specie di rito stanco.

Discorso a parte riguarderebbe l’interno della Città Murata. Il numero dei suoi abitanti si è ridotto da molti anni e per renderla viva anche di sera non bastano i negozi delle due vie principali che l’attraversano. Prima però e, a ben vedere, anche in funzione di questo, dovremmo agire su torri e mura.

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