La piscina di Muggiò apre una crisi politica. Fratelli d’Italia si smarca, pressing azzurro

Piscina Muggiò

I già fragili equilibri nella maggioranza di Palazzo Cernezzi rischiano di annegare nella questione della piscina di Muggiò. Il silenzio della Lega, la fretta di Forza Italia e il disimpegno di Fratelli d’Italia, che solo lunedì sentenzierà nel corso di una conferenza stampa, sono tutti segnali di una vera e propria faida politica, che tanto ricorda l’ultima questione del dormitorio. La minoranza intanto va all’attacco e cavalca la linea tracciata dal presidente della Pallanuoto Como, Giovanni Dato, per le dimissioni dell’assessore allo Sport, Marco Galli.
Prima dei commenti un breve riepilogo dei fatti. La piscina di Muggiò, unico impianto olimpionico (50 metri) della provincia di Como, è chiusa da quasi due anni. La concessione alla Federnuoto, scaduta il 30 giugno 2019, non è stata mai rinnovata. Dopo una serie di ritardi, perfino tragicomici, per la mancanza di un tubo da sostituire, migliaia di litri d’acqua e di euro sprecati per riempire e svuotare più volte la vasca inutilizzata, lo scorso autunno il Comune ha affidato una perizia tecnica a una società di Napoli, che ha dato il suo responso mercoledì.
Per rimettere a norma impianti elettrici, idraulici, fare le necessarie opere di sicurezza e strutturali e rifare il tetto servirebbe oltre un milione di euro. Dall’altra parte, la giunta ha sul tavolo da un anno un progetto una nuova piscina, dal costo di almeno 7 milioni di euro.
Non replica a Dato, che ha chiesto la “testa” di Galli, Enrico Cenetiempo, capogruppo di Forza Italia. Sulla piscina ha però un’idea chiara da mesi. «È ora che la politica faccia il suo – dice Cenetiempo – Finalmente siamo arrivati al bivio. Avevamo chiesto la perizia e ora abbiamo i costi e i tempi». Proprio riguardo i tempi, Forza Italia non vuole aspettare. «Auspichiamo una riunione a brevissimo tra le forze politiche che sostengono il sindaco per arrivare a una decisione – dice Cenetiempo – Ci sono due strade, se ne deve scegliere una e non trovarne una terza o perdere tempo. O ristrutturare o il nuovo impianto attraverso l’operazione di leasing finanziario. Prendere una decisione prima di avere la perizia non avrebbe avuto senso». Forza Italia dalla sua ha anche il peso dell’assessore ai Lavori Pubblici, Pierangelo Gervasoni, subentrato in corsa dopo Vincenzo Bella e deciso a chiudere la partita piscina.
Fratelli d’Italia si smarca invece dalla giunta. L’argomento viene seguito sia a livello di gruppo consiliare sia a livello di coordinamento provinciale, come spiega il capogruppo a Palazzo Cernezzi, Matteo Ferretti. Lunedì pomeriggio parlerà in conferenza stampa proprio il coordinatore provinciale, Stefano Molinari. Mentre il neoconsigliere di Fdi, Mario Gorla, eletto come indipendente di Fucina Liberale, ha chiesto la convocazione della Commissione urbanistica per conoscere lo stato dell’arte e incalzare la giunta. Un pressing a tutto campo, mentre al momento la Lega tace e le minoranze attaccano.
«Il comportamento della giunta sull’affaire piscina di Muggiò è un mix tra mistero e incapacità – commenta Vittorio Nessi, capogruppo di Svolta Civica – Tutto nasce dai motivi mai esplicitati per i quali non fu rinnovata la concessione al gestore. Ci sono voluti due anni per una diagnosi. Nulla si sa di una proposta che avrebbe potuto dotare Como di una piscina moderna. Voto all’amministrazione: inclassificabile».
Parla di uno «scandalo» di «inaudita gravità» il capogruppo del Pd, Stefano Fanetti. «Dimostra tutta l’incompetenza di una giunta che ha lasciato una situazione allo sbando, nonostante il tempo per trovare una soluzione non sia mancato e nonostante i privati si siano fatti avanti con un progetto delineato». La piscina chiusa, aggiunge Fanetti, è «il fallimento dell’intera amministrazione, non di un solo assessorato». Il capogruppo del Pd ricorda poi la crisi delle società sportive del territorio lasciate senza piscina, anche quelle che si occupano di disabili e i problemi per le famiglie degli atleti, oltre che dei semplici appassionati del nuoto libero. «Sono venuti meno posti di lavoro. Ma per la giunta Landriscina lo sport è solo un gioco, evidentemente», conclude.
«Galli doveva farsi carico dei problemi della piscina, ma non è tutta responsabilità sua», dice Fabio Aleotti, capogruppo dei Cinquestelle, che ricorda le responsabilità dell’ex assessore Bella. «È il sindaco che ha nominato gli assessori che avrebbero dovuto seguire gli interessi della città. Un bene pubblico deve essere sempre monitorato non si può lasciare andare, è facile scaricare le colpe sugli altri», conclude Aleotti.
«Mi fa piacere che Dato si sia ravveduto sulle persone che ha votato alle ultime elezioni – attacca Alessandro Rapinese, capogruppo della lista Rapinese Sindaco – Per dimettersi dovrebbero conoscere la vergogna, ma è evidente che non conoscono questo vocabolo. Sulla piscina, sono contro il progetto dei privati. Penso a un Comune che tuteli lo sport e che investa nello sport», conclude Rapinese.
«Non si possono sempre eludere le responsabilità politiche – dice il presidente di Civitas, Bruno Magatti – I problemi tecnici ci sono, però il compito di chi amministra è di essere sul pezzo e valutare al momento giusto il da farsi. Vale davvero la pena buttare i soldi per rimediare a questa struttura? A questo si doveva pensare tempo fa. Oggi far fare la perizia non ha senso. La politica deve dare l’indirizzo e prendersi delle responsabilità. La città non meritava questa amministrazione», conclude Magatti.
«Non credo sia giusto che sia Galli a pagare per la piscina di Muggiò – conclude Pierangela Torresani del Gruppo Misto – È una brava persona, purtroppo non riesce ad avere peso in giunta. Certo, aspettare due anni senza progettare il futuro dell’impianto è stato un grave errore. Si tratta di un problema di procedure, di personale mancante nei ruoli chiave, ma anche politico. Ho presentato anche un’interrogazione sulla piscina di Muggiò per sapere a che punto fossimo. C’è invece nella giunta e nel sindaco un limite di visione. Quanto si propone qualcosa c’è subito un atteggiamento di chiusura, credo che anche l’assessore Galli abbia dovuto fare i conti con questo limite che è tipico dell’uomo», conclude.

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