La pizza insieme e poi le coltellate. Ecco come è stato ucciso Deiana

Polizia di frontiera

Una pattuglia della polizia è intervenuta in via Cinque Giornate

Avrebbero mangiato insieme la pizza. Seduti allo stesso tavolo, i killer e la loro vittima, Salvatore Deiana. Una cena andata in scena oltre la mezzanotte, per parlare di quello sgarro di anni prima e del perché lui, Deiana, andava in giro a dare al suo rivale del “morto che cammina”. Poi, la saracinesca del locale si sarebbe abbassata, e da lì il 40enne di Villa Guarda sarebbe uscito avvolto in un tappeto, ucciso da almeno una decina di coltellate se non di più. Fendenti scagliati con un coltello da cucina della pizzeria in cui si trovavano. Sarebbero questi gli elementi emersi nelle ultime ore sulle modalità dell’ennesimo efferato delitto legato alla malavita che ha visto come teatro la fascia che da Olgiate scende verso la Bassa Comasca. In questo caso, il delitto sarebbe avvenuto a Vertemate con Minoprio, in una pizzeria che poi, in questi anni, ha chiuso i battenti. Il delitto (pare essere confermato) avvenne quando erano quasi le sei della mattina del 9 marzo 2009.
Il 40enne si sarebbe incontrato la sera prima con una persona ancora da individuare e con cui aveva avuto screzi in passato. Problemi da chiarire davanti ad una pizza.
Con loro al tavolo anche quel Giuseppe Monti, 35enne di Bregnano, portato in carcere nelle scorse ore con l’accusa di omicidio volontario.
I tre mangiano insieme, cercano di spiegarsi. O almeno questo sembra. Poi però la saracinesca del locale – è già notte fonda – si abbassa. Dentro sarebbero rimasti in cinque: i tre già citati più almeno altre due persone, presumibilmente legate alla pizzeria. La discussione si accende.
Pare che a un certo punto un coltello da cucina venga lanciato a Monti dal suo amico. E sarebbe stato lo stesso amico, una volta bloccato Deiana, a gridare (rivolto a Monti): «Parti, parti».
I primi 5 colpi sarebbero stati inferti proprio dall’arrestato, che tuttavia non se la sarebbe sentita di “finire” il lavoro, uscendo dal locale.
Al suo rientro, Deiana era morto e con il coltello ancora nello sterno. Lo screzio di anni prima lavato nel sangue.
Uno dei presunti responsabili è stato individuato e arrestato. Ora l’obiettivo della mobile e della Procura di Como è di risalire agli altri.
Mauro Peverelli

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