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La politica comasca ricorda Arcellaschi. Mascetti: «Un galantuomo». Butti: «Generoso con tutti»

Dopo una vita piena, spesso in prima linea, tra la politica, la numismatica, l’istruzione e lo sport, se n’è andato in silenzio, il giorno prima di Ferragosto, Arturo Arcellaschi. Aveva 83 anni. A Como in tanti sono passati dal suo negozio di via Bellini, vicino al Teatro Sociale, la “Galleria del Francobollo”. Per i giovani della politica nel centrodestra era lo «Zio Arturo».Politica che lo ha visto impegnato prima nella Lega, come consigliere comunale per il partito di Bossi nel 1990. Poi passerà in Forza Italia, in seguito Pdl, restando sui banchi di Palazzo Cernezzi per i due mandati dell’amministrazione Bruni, dal 2002 al 2010, fino allo strappo con i partiti tradizionali e la fondazione della lista civica Forza Como – Autonomia Liberale. Da sempre affascinato dalla Casa Savoia, è stato anche delegato del Gruppo Savoia della provincia di Como. È stato presidente della Fondazione Castellini. Grande appassionato di sport, tra il 1965 e il 1980 ha presieduto il Milan Club e pure la Ciclistica Fossati.«Ci conoscevamo da una vita – spiega il dottor Paolo Mascetti, ex vicesindaco di Como – Prima veniva da me come informatore del farmaco. Anche nel lavoro è sempre stato un galantuomo. Poi fui io a consultarlo da collezionista di francobolli. Infine ci trovavamo in consiglio comunale. Era un uomo innamorato della sua città, della cultura e della storia, e come tale andrebbe ricordato».«Sto vivendo un momento di grandissimo dispiacere – spiega Diego Peverelli, tra i pionieri della Lega a Como ed ex assessore a Palazzo Cernezzi – Ho perso un sincero amico, sono molto triste».Anche l’onorevole di Fratelli d’Italia Alessio Butti tratteggia la figura di Arcellaschi. «Un uomo incapace di restare lontano dall’impegno civile e politico – dice – Ricordo perfettamente la campagna elettorale delle comunali del 1985 e lo spirito con cui l’affrontammo. Dal carattere volubile, ma di assoluta generosità e disponibilità nei confronti di chiunque avesse bisogno. Arturo era un grande “ricercatore” di novità e approfondimenti, in politica come nel lavoro».«Per noi era lo Zio Arturo – ricorda Pasquale Buono, ex consigliere azzurro – Era un uomo determinato e coraggioso. Ti guardava in faccia e ti diceva sempre quello che pensava. Ma sapeva anche stemperare con il sorriso e una battuta gli incontri su temi più difficili. Fui con lui nello strappo dentro il Pdl e lo sarei stato anche nel 2017, quando pensò di presentare Forza Como, nel segno dell’indipendenza da tutto e del bene della città».

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