Cultura e spettacoli

La Porta Pretoria riaprirà in autunno

Tesori lariani – L’antica via d’accesso alla città di epoca romana tornerà presto visibile dopo una lunga fase di restauri archeologici
Grandi novità sul fronte dell’archeologia comasca. Aprirà finalmente i battenti al pubblico la Porta Pretoria. Almeno questa è la promessa strappata ad Isabella Nobile De Agostini, conservatrice del Museo Giovio di Como, nel corso del recente incontro in occasione della Settimana della Cultura, iniziativa che ha riscontrato un gran numero di partecipanti.
Dopo quasi cento anni dal primo rinvenimento della principale via d’accesso della città romana e ad oltre dieci anni dall’avviamento
del progetto di recupero, pare che almeno una parte dell’ambizioso intervento sarà fruibile ai comaschi.
Era infatti il lontano 1914 quando, in occasione dei lavori di costruzione dell’edificio scolastico in via Cesare Cantù, venne alla luce un pezzo di marmo modanato, indizio di qualcosa di veramente eccezionale. Iniziarono quindi i lavori di recupero e negli anni ’30 l’architetto comasco Federico Frigerio presentò un’ipotesi ricostruttiva, tuttora attuale. Occorrerà attendere parecchi anni finché, a partire dal 1990, si sentì l’esigenza di dare una nuova via d’accesso ai resti, fino ad allora visitabili passando dagli ambienti dell’ex scuola media Parini, le cui condizioni di stabilità erano a rischio. Così dal 2000 entra in scena la proposta progettuale dell’architetto veronese Libero Cecchini, articolata in cinque lotti, dei quali al momento solo uno ha visto la realizzazione. È per la precisione il secondo, quello che prevede la sistemazione del monumento e dei locali di ingresso ed accoglienza. Il progetto, finanziato dalla Fondazione Cariplo, ha portato, oltre che al restauro del monumento, alla messa in sicurezza degli ambienti, alla loro illuminazione e deumidificazione, nonché al recupero di altri materiali lapidei in pessimo stato di conservazione, in quanto ammassati nel locale adiacente la cisterna della nafta, alla creazione di una scala d’accesso indipendente e di un ascensore che scende al livello della Porta. Gli altri quattro lotti al momento restano un’utopia e, vista la cronica mancanza di fondi, il percorso sotterraneo dalla Porta Pretoria alla torre, che giace sotto l’edificio di via Carducci, si può solo immaginarlo, così come la vista da via Cantù, da realizzarsi in seguito all’apertura della pavimentazione e alla sua copertura con materiali trasparenti.
Accontentandoci quindi di un unico lotto, dall’autunno si potrà fruire anche di tre postazioni multimediali, frutto del progetto Cultura 2000, finanziato dalla Comunità Europea, che offriranno tre approfondimenti di visita: il Novum Comum book, percorso virtuale storico, l’Archaeological tour in Como, quattro itinerari romani in città, e l’Ancient Building, tecniche costruttive romane.
Anche sul fronte della cosiddetta “Stonehenge comasca”, buone nuove. Il progetto, promosso dall’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e finanziato dalla Regione Lombardia, ha puntato sulla conservazione a vista di forme e dimensioni del manufatto litico dell’età del Ferro, rinvenuto durante i lavori di scavo per la costruzione del nuovo nosocomio. «La valorizzazione era infatti uno degli obiettivi primari dopo lo scavo e la tutela – ha sottolineato Stefania Iorio, responsabile della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia – da perseguire non ricoprendo il tutto, ma lasciando visibili forma e dimensioni del manufatto». E così il “Grande Cerchio” si presenterà inserito in un percorso di visita disseminato di pannelli didattici, che ripercorrono la storia del monumento. Le parti mancanti degli anelli sono state ricostruite con siepe di bosso, già messa a dimora, sono state scavate trincee per l’impianto di irrigazione e si è proceduto anche alla catalogazione di tutti i massi con un numero progressivo e una scheda conservativa, indispensabile per la manutenzione periodica da tenersi una volta all’anno. Costo complessivo dell’intervento è stato di circa 180mila euro.
Per apprezzare anche quanto è stato rinvenuto all’interno di alcune sepolture, si può visitare la mostra Reperti dallo scavo del nuovo Sant’Anna. I primi restauri, allestita al Museo Archeologico Giovio fino al 16 settembre (da martedì a sabato, ore 9.30-14.30/14-17, domenica 10-13).
Sono esposte testimonianze provenienti da due tombe, in stato di conservazione non ottimale, restaurate grazie a finanziamenti ministeriali e della ditta Sap. I materiali, sia ceramici che metallici, sono poco più che impronte, in quanto quasi completamente inglobati dalla terra in cui erano sepolti. Tra i resti della cultura golasecchiana fanno bella mostra di sé una situla in lega di rame, probabilmente usata come contenitore d’acqua o vaso per libagioni durante le cerimonie, una tazza attingitoio, una lama di coltello in ferro, un vaso a tre bracci, bicchieri e boccali.

Cristina Fontana

Nella foto:
Una delle pietre del sito archeologico sui supporti installati durante il restauro
6 maggio 2012

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