La “Porta Sud delle Alpi” piace al Ticino. Ma il solo tunnel costerebbe 400 milioni

Chiasso

«Si tratta di un progetto talmente complesso e da approfondire che è difficile dare un’opinione. Sono sincero: non ho gli elementi necessari per esprimere una valutazione». L’assessore all’Urbanistica di Como, Marco Butti, declina molto cortesemente ogni invito a commentare il futuribile scenario della Porta Sud delle Alpi, ovvero lo spostamento dell’autostrada A2 sotto la collina del Penz, a ridosso del confine con l’Italia. Un’idea che oltreconfine è piaciuta moltissimo, anche perché innestata all’interno di un dibattito sempre più aspro sull’inquinamento e sul traffico che assediano le zone più a Sud del Canton Ticino.
I tre parlamentari Popolari Democratici del Mendrisiotto – Maurizio Agustoni, Giorgio Fonio e Luca Pagani – nei giorni scorsi hanno addirittura presentato una mozione in Gran Consiglio a Bellinzona nella quale chiedono al Consiglio di Stato (il governo del Cantone, ndr) di sostenere il progetto e di promuovere uno studio «che valuti diversi scenari in merito al tracciato dell’A2 da Chiasso a Mendrisio». Scenari che includono pure le «circonvallazioni e le coperture parziali» dell’autostrada.
In sostanza, proprio quanto immaginato dall’architetta Elena Fontana in una tesi presentata a un Master in pianificazione territoriale del Politecnico federale di Zurigo. Sì, perché la rivoluzionaria Porta Sud delle Alpi altro non è che uno studio nato in àmbito universitario e fatto proprio da alcuni attori istituzionali ticinesi: in primo luogo il sindaco di Chiasso (nella foto), Bruno Arrigoni, che lo ha rilanciato nel corso della cerimonia per lo scambio di auguri con la popolazione in programma all’inizio dell’anno al Cine-teatro della cittadina di frontiera.
In realtà, il progetto è stato anche presentato informalmente all’Ufficio federale delle strade (Ustra), l’autorità svizzera competente in materia di infrastrutture stradali. La stessa ideatrice, Elena Fontana, ha dichiarato nei giorni scorsi ai media elvetici che «l’interesse dell’Ustra potrebbe esserci, ma che anzitutto bisogna sentire i Comuni e i cittadini».
Online è stato anche pubblicato un estratto del progetto, dal quale si comprende come l’autostrada A2 ticinese verrebbe deviata in direzione Sud, tra Balerna e Chiasso, verso via Passeggiata, da dove proseguirebbe all’interno di una galleria scavata nella collina del Penz.
Il traforo immaginato dall’architetto Fontana avrebbe una lunghezza di circa 4 km e sbucherebbe in territorio italiano a Monte Olimpino. Le due dogane autostradali, quella svizzera e quella italiana, verrebbero spostate da Brogeda e situate alle due estremità del tunnel.
In questo modo, l’autostrada che oggi attraversa Chiasso verrebbe completamente eliminata, assieme alla vasta superficie occupata dai posteggi dei camion e dagli spazi della dogana commerciale (la cui nuova collocazione non è però chiara).
Il costo dell’operazione non è indicato. Si parla indicativamente di 400 milioni di franchi, una cifra che riguarda però la sola costruzione del tunnel.

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1 Commento

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    Massimo Cordasco , 23 Gennaio 2020 @ 17:51

    Un plauso ai ticinesi che hanno la propensione a guardare all’assetto futuro del territorio. Detto questo mi sembra che il progetto presentato non risolva il problema, anzi lo aggrava dalla parte italiana. Il tratto di strada che va da Brogeda alla barriera di Grandate non ha caratteristiche autostradali e difficilmente potrà essere adeguato. Sarebbe quindi necessaria la costruzione di una camionale da Grandate fino alla nuova dogana da collocare su confine italo-svizzero alle spalle del fascio dei binari. A questo punto si possono ipotizzare due soluzioni: una che si limita allo spostamento della dogana e alla costruzione di una camionale lasciando i veicoli leggeri sul vecchio tracciato, con il vantaggio di alleggerirne la pressione e liberare l’attuale spazio doganale; l’altra, ben più ambiziosa e risolutiva sarebbe di costruire un tronco autostradale ex novo da Balerna a Grandate coinvolgendo Alptransit e ferrovie italiane per costruire sul confine una dogana con stazione intermodale. Si capisce che, in questo caso, la prima cosa da fare sarebbe di individuare una fascia(circa 100 metri) dedicata ad accogliere tale infrastruttura. A tal fine i volenterosi ticinesi, siano essi professionisti progettisti o amministratori di livello comunale o cantonale, dovrebbero attivarsi in tal senso nello spazio temporale che ci divide dal finanziamento per la costruzione della nuova ferrovia Lugano-Chiasso.

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