La proposta che parte da Como: solo applausi agli arbitri nel ricordo di Luca Colosimo

L'arbitro Colosimo di Torino, scomparso in un incidente stradale L’arbitro Colosimo di Torino, scomparso in un incidente stradale

«Chiamiamola “guerra di civiltà”. Tutti applaudano il prossimo arbitro nel ricordo di Luca Colosimo». Sono parole accorate e sentite quelle di Luca Marelli, ex arbitro di serie A e B comasco, profondamente colpito dalla scomparsa del direttore di gara torinese, morto nella notte tra domenica e lunedì nella sua auto a Torino, al rientro da Ferrara, dove aveva arbitrato Spal-Prato.

«Sarebbe bello che in ogni campionato – aggiunge Marelli – dai più giovani alla serie A, ci fossero soltanto applausi per gli arbitri e rispetto per le loro decisioni».

«Ci dobbiamo provare, crediamoci tutti assieme» ribadisce ancora l’ex fischietto, oggi apprezzato  opinionista televisivo. «Magari sono visionario ma potrebbe essere un episodio importante, chissà che da un evento tragico non si riesca a trovare la partenza di una fase più positiva».

Lo stesso Marelli, lunedì mattina, era stato tra i primi a dare la notizie del tragico incidente e poi ha scritto le sue riflessioni sul sito liberopensiero.eu. «Sono convinto che quello che è successo non sia colpa di nessuno: non è colpa della Federazione, non è colpa dell’Aia,  non è colpa della Lega Pro – ha scritto –  È stata semplicemente una fatalità, un viaggio di ritorno come migliaia di altri conclusosi senza l’abbraccio della fidanzata o il bacio dei genitori».

«È successo a tutti gli arbitri, soprattutto quelli che hanno raggiunto categorie nazionali, di dover affrontare lunghe trasferte in auto per raggiungere destinazioni spesso scomode, correre per novanta minuti con dispendi energetici enormi sia a livello fisico che mentale, salire sulla propria vettura e tornare verso la propria abitazione» ha aggiunto Marelli.

L’ex arbitro comasco ha poi fatto una riflessione più ampia. «Ho spesso sostenuto che la categoria dovrebbe farsi conoscere. Non per vanagloria personale, non per far sapere agli sportivi quanto guadagna un associato arrivato alle massime categorie nazionali, non per spiegare un episodio dubbio – sono state le sue parole –  Dovremmo farci conoscere in modo tale che tutti sappiano quanti e quali sacrifici ci carichiamo sulle spalle per anni, percorrendo decine di migliaia di chilometri spesso per essere coperti di insulti o giudicati da persone comodamente sedute in poltrona che non hanno la minima idea di cosa significhi essere arbitri, riducendo la figura a mera carne da moviola».

Luca Marelli ha infine ricordato di essersi ritrovato nella stessa situazione. «Quante volte avrei potuto-dovuto fermarmi in albergo dopo una gara ma ho deciso, in assoluta autonomia, di mettermi in viaggio per dormire nel mio letto. Quante volte sono arrivato a parcheggiare all’alba per presentarmi, poi, in ufficio dopo poche ore».

Massimo Moscardi

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.