La protesta: «Impianti di risalita chiusi, colpo decisivo al settore»

Sci Pista della Sighignola

Il presidente degli esercenti: «Chiediamo un rimborso»

Una questione che è diventata ben presto politica, il primo grattacapo per il nuovo Governo capitanato da Mario Draghi. Lo scontro riguarda le piste da sci, con gli impianti che dovevano in teoria riaprire ieri mattina e che invece sono rimasti chiusi. Il confermato ministro della Sanità Roberto Speranza ha infatti firmato domenica la proroga dello stop fino al 5 marzo.
Un provvedimento che ha toccato pesantemente il Nord della Lombardia, compresa la provincia di Como, che ha un’unica pista utilizzabile, la Sighignola in Valle Intelvi, che doveva aprire ieri alle 9 e aveva già un boom di prenotazioni.
Pesante dissenso verso questa scelta di Speranza – fatta su indicazione del Cts, Comitato tecnico scientifico – è stato espresso da Attilio Fontana, governatore della Lombardia, che, con il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, gli assessori Lara Magoni, Massimo Sertori e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ieri ha incontrato i gestori degli impianti sciistici.
«Il Governo riveda modalità e tempi con cui si decidono i cambiamenti di colore e le riaperture, così è schizofrenico e non va nella direzione di contrastare efficacemente epidemia», ha detto Fontana dopo la riunione. «Abbiamo ascoltato il grido di dolore di tanti operatori, dei sindaci e dei rappresentanti delle Comunità montane. Ci hanno espresso la loro angoscia e disillusione perché questo può essere davvero un colpo decisivo per le sorti di tanti comprensori».
«La contestazione principale – ha concluso Fontana – è anzitutto rispetto al metodo. Meno di una settimana fa il Cts aveva dato il via libera alla riapertura degli impianti, i gestori si erano attrezzati e noi avevamo emesso un’ordinanza per riprendere le attività sciistiche nel rispetto delle regole concordate fra Regioni, Governo e lo stesso Cts. La nostra, in particolare, prevedeva riaperture al 30%. Purtroppo all’ultimo momento è arrivata questa doccia gelata che ha bloccato la ripartenza. Da parte di tutti si è sollevata una serie di richieste, dai ristori e al risarcimento del danno».
La questione è stata al centro dell’attenzione, ieri, del nuovo programma di Espansione Tv, Etg+Today, in onda da lunedì al venerdì ogni mattina alle 10.30.
In collegamento Massimo Fossati amministratore di Itb Spa, la società delle funivie di Bobbio, presidente lombardo e vice nazionale dell’Anef, l’associazione degli esercenti funiviari, che ha raccontato ai microfoni di Elisa Santamaria la rabbia e la delusione per il divieto di apertura, comunicato a poche ore dalla presunta ripresa dell’attività.
«Per la quarta volta è stata cambiata la data di apertura – ha sottolineato – Ormai non ci fidiamo più; non è possibile fare impresa in questo modo. Il Cts ci aveva dato un protocollo e dopo quattro giorni ha deciso di tenerci chiusi. Ma a questo punto penso che non si debba nemmeno più parlare di ristori, bensì di rimborsi. Per noi è un danno gravissimo: abbiamo sostenuto spese ingenti. Ora parlano di possibile riapertura il 5 marzo, ma non me la sento di pianificare qualcosa per quella data, con il rischio che all’ultima ora tutto possa essere di nuovo fermato».
Negli studi di Espansione Tv era presente Alessandro Fermi, comasco e presidente del consiglio regionale, che pure ha criticato la decisione del Governo: «La rabbia è forte – sono state le sue parole – soprattutto da parte di chi è coinvolto a ogni livello nel settore della montagna. Penso a quanto è stato fatto nelle ultime settimane, ai sacrifici e agli sforzi per la chiusura di una stagione già ampiamente compromessa. Un lavoro cestinato dalla sera alla mattina».

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