La Provincia di Como è salva. Varese e Lecco tornano al passato

Determinante un emendamento presentato da Mario Lucini
La sfilza di luoghi comuni che si può inanellare a proposito della decisione sul riordino della geografia amministrativa lombarda è lunga. Dalla classica montagna che partorisce un topolino al tanto tuonò che piovve. Il Consiglio delle Autonomie Locali (Cal) ha licenziato ieri la proposta di accorpamento delle Province. Dalle 12 attuali si scenderà a 9. Oltre alla Città metropolitana (Milano), resteranno in vita Brescia, Bergamo, Pavia, Monza, Sondrio e Mantova (queste ultime tre in
deroga) mentre saranno accorpate tra loro Lodi e Cremona a Sud e Como, Varese e Lecco nella fascia pedemontana.
Una soluzione salomonica, che tradisce probabilmente l’impossibilità – o l’incapacità – della politica lombarda di rispondere con determinazione all’ipotesi di tagliare veramente le Province. I veti incrociati hanno reso impossibile un assetto che fosse diverso. Anzi: nella sua delibera, il Cal propone addirittura in prima istanza che la Lombardia rimanga così com’è. Se lo statu quo fosse giudicato inammissibile, allora ecco spuntare la seconda ipotesi. Frutto di un compromesso raggiunto soltanto alla fine della riunione e grazie a un emendamento presentato dal sindaco di Como, Mario Lucini e dal sindaco di Asso, Giulia Manzeni. Testo sul quale si è subito accodato il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti.
Ma andiamo con ordine. Partendo dalle dichiarazioni di Guido Podestà, presidente del Cal oltre che della Provincia di Milano. «Il risultato ottenuto rispecchia le difficoltà legate a una legge imperfetta – ha detto Podestà – Trovare una sintesi migliore non era cosa semplice. Al termine dei lavori abbiamo imposto una condizione assoluta che impegna il governo della Regione Lombardia a premere sul governo nazionale affinché sia garantito ai cittadini il diritto di votare per l’elezione diretta a suffragio universale del presidente della Provincia».
Un’eventualità del tutto irrealizzabile, cosa da tutti risaputa.
«L’altro punto qualificante della riunione è stato mantenere la proposta di delibera, senza inserire Monza Brianza nell’accorpamento delle province subalpine – dice ancora Podestà – Si prosegua, dunque, anche a livello nazionale verso il riordino tenendo ben presente, però, che i compiti a casa devono essere svolti da tutte le Regioni, e non soltanto da quelle più virtuose, soprattutto al Nord».
Un Podestà in salsa autonomista, quindi, ha rivendicato la bontà della proposta lombarda invocando «il raggiungimento di una buona riforma di carattere non esclusivamente notarile, che tenga in considerazione le specificità e le tradizioni dei territori. A Roma, però, non dimentichino che il nuovo assetto istituzionale disegnato non produrrà alcuna riduzione dei costi».
Chi è uscito soddisfatto dalla riunione del Cal ieri mattina è il sindaco di Como, Mario Lucini. Suo, come detto, l’emendamento che ha sbloccato una situazione ormai avvitata su sé stessa. «A un certo punto – racconta Lucini – la cosa stava andando a chiudersi in modo molto deludente, senza alcuna prospettiva di cambiamento». L’ipotesi formulata dal Cal ricalcava la proposta leghista, ovvero: non si tocchi nulla. «Sarebbe stata una sconfitta della politica – commenta Lucini – la proposta del Cal sarebbe stata sicuramente bocciata. Con l’emendamento mio e del sindaco di Asso abbiamo ribaltato l’esito dell’assemblea. Non sappiamo se la Regione manterrà ferma questa idea, magari ci rimetteranno nella fossa ma, per adesso, ne siamo usciti». L’emendamento Lucini-Manzeni, fatto proprio anche dal sindaco di Monza, ha mandato su tutte le furie una parte della Lega. Il Carroccio stava per ottenere un indubbio risultato politico. Se il Cal avesse chiesto di mantenere le bocce ferme, il riordino voluto dal governo Monti (e dalla maggioranza che lo sostiene) sarebbe stato apertamente sconfessato.
Alla fine, invece, non soltanto non è passata la linea autonomista, ma la Lega è riuscita anche a votare in modo disomogeneo. Contrari il sindaco e il presidente della Provincia di Varese, favorevole il presidente della Provincia di Sondrio.
Attilio Fontana, primo cittadino di Varese e presidente lombardo dell’Anci, non nasconde il suo rammarico. «La Lombardia avrebbe il diritto di mantenere intatta la sua realtà amministrativa. Non ho condiviso la proposta accolta in seconda istanza dal Cal e ho votato contro il provvedimento. D’altronde, che senso hanno le deroghe? Se accettiamo il principio che sia possibile non rispettare la norma allora ognuno avrebbe il diritto di far valere le sue ragioni», conclude Fontana.

Dario Campione

Nella foto:
Il sindaco di Como, Mario Lucini

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