LA "FINE DEL MONDO" INVADE IL QUOTIDIANO

di LORENZO MORANDOTTI

L’Effetto domino
La normalità è quel crinale sottilissimo lungo il quale riusciamo a essere noi stessi. Comunque vadano le cose. Cioè sempre fragili, limitati, transitori. Canne al vento che possono spezzarsi in un attimo. E quell’attimo sono chiamate a cogliere – diceva il poeta Orazio – nella sua immediatezza di occasione irripetibile. Eppure ci crediamo “diversi”. Egoisticamente destinati a una presunta superiorità, in sostanza inattaccabili. E quindi pretendiamo che tutto quanto ruota attorno a noi (o
che vorremmo lo facesse) fili diritto secondo nostre regole di “normalità”. Ma basta poco e il castello di menzogne su cui si basano le illusioni si rivela uno sgabello tarlato. Basta un abbassamento della temperatura. Prevedibile a queste latitudini e in questa stagione dell’anno.
Con la conseguenza – gestibile con un po’ di sale in zucca e sulle strade – di ghiaccio, neve, gelo.
Straordinari, certo, ma solo perché li osserviamo da un punto di vista privilegiato: di chi di solito sta al calduccio e nei limiti del possibile condivide i frutti di una società di benessere. Che ci vuole perennemente connessi, virtuali, “liquidi”, ma mostra palesemente la corda. Anche grazie al freddo che contribuisce a metterne in luce le tante contraddizioni.
Appese a una serie di fili tanto minuti quando intrecciati, spesso in modo inestricabile: equilibrio sottile come ghiaccio, verrebbe da dire. Basta che si chieda alle scorte un po’ più di gas ed ecco che scendono vertiginose come la colonnina di mercurio. I prezzi delle derrate alimentari, col maltempo, intanto schizzano alle stelle (e i soliti sciacalli nell’ombra già si leccano i baffi).
E poi, senza un riscaldamento almeno dignitoso, i servizi essenziali (sanità e scuola, cos’altro vorranno toglierci), già gravati da mille inefficienze, non funzionano.
Tutto ciò delinea l’eterno “2012” feriale, la “fine del mondo” quotidiana con cui siamo chiamati a fare i conti e che ci fa sentire – finalmente, ma è magra consolazione – tutti un po’ più uguali. Ma il freddo non è pari per tutti: colpisce i più deboli e indifesi, chi una casa non l’ha e chi pur avendola non è in grado di riscaldarla a dovere, e magari si espone al rischio di incidenti domestici anche gravi adottando mezzi di fortuna. Eppure ce ne curiamo solo quando ci scappa il morto. E intanto ci sentiamo così a pieno agio nelle comodità della società occidentale evoluta che basta un soffio di spread in più, un po’ di gas alle stelle, una ventata di gelo siberiano ed ecco che rischiamo di finire, non solo letteralmente, a gambe all’aria. E dall’incrinatura prima quasi impercettibile, con il tipico effetto domino pian piano crollano – o rischiano di essere fortemente compromesse – le varie certezze su cui si basava il collante dell’impalcatura. Cioè il nostro cieco pretenderci eterni e invulnerabili.

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