LA POLIZIA STRADALE DI COMO DECAPITATA, I PARTICOLARI DELLA VICENDA

0polstradaUn provvedimento che ha di fatto decapitato la Polizia stradale della nostra città, portando in carcere il vice comandante Gian Piero Pisani, 47 anni, e ai “domiciliari” altre quattro persone.
Si tratta del comandante Patrizio Compostella, 59 anni, e degli agenti Massimiliano Busnelli (42 anni), Massimiliano Bonizzoni (44 anni) e Lorenzo Falzetti (38 anni).
Gli arrestati devono rispondere – a vario titolo – alle accuse di abuso d’ufficio e falso. Per Pisani e Compostella ci sono anche ipotesi di reato di peculato e, per il solo Pisani, pure la calunnia.

Ma l’indagine è molto più ampia e coinvolge in tutto 24 persone, finite con l’essere iscritte sul registro degli indagati del pubblico ministero Massimo Astori. Si tratta per la quasi totalità di agenti della Stradale di Como ma nei guai è finito anche un impiegato civile nel Ministero dell’Interno in servizio alla Stradale, un medico della Questura (con il marito, per cui l’ipotesi di reato è quella di calunnia in concorso con l’ispettore Pisani) e anche un uomo della polizia locale di Como. Quest’ultimo, Davide Gaspa, 47 anni, in qualità di responsabile dell’ufficio verbali dei vigili.
Un blitz clamoroso che potrebbe preannunciare nuovi e futuri sviluppi, perché le indagini sono ancora in corso. L’indagine, che ha abbracciato un lasso di tempo ampio (dal 2009 al 2013) è stata in gran parte condotta proprio dai colleghi delle persone poi indagate, ovvero dal nucleo della polizia giudiziaria della Stradale di Como in stretta collaborazione con il sostituto procuratore Massimo Astori. Al momento del blitz, cui hanno collaborato anche i militari della guardia di finanza, due delle persone colpite dal provvedimento hanno accusato dei malori che hanno chiesto l’intervento del 118. Il fascicolo risalirebbe a quasi un anno fa quando cioè, in seguito ad alcune intercettazioni effettuate per tutt’altro motivo dalla procura di Milano, vennero captati dialoghi degni di nota poi comunicati per competenza al palazzo di giustizia di Como.
Da quel primordiale sospetto, è poi nata una lunga e complicata inchiesta resa particolarmente scomoda anche dal fatto che a indagare su se stessa era la Polizia stradale.
Il quadro ricostruito è ampio e variegato.
Le ipotesi di reato vanno da una lunga serie di multe non contestate e relative al Tutor lungo l’autostrada da Bergamo a Milano (1.463 per l’esattezza), che avrebbero causato un danno erariale già accertato di 316 mila euro,  a una ventina di contravvenzioni rimediate dagli agenti della Stradale lungo via Italia Libera (dove c’è la sede) e fatte togliere con la scusa dei motivi di servizio. Ma non mancano l’uso oltre le regole dell’auto di servizio e per motivi del tutto personali – come l’andare al “Casta Diva” per farsi firmare autografi da attori stranieri – oppure una serie di violazioni al codice della strada (con anche punti della patente tolti) rimediate sempre con l’immancabile giustificazione dei «motivi di servizio» anche se in realtà l’agente era in ferie o a riposo e si trovava al volante non di un’auto della polizia ma della propria. In chiusura l’episodio più antipatico, un incidente in cui fu coinvolto il figlio di un agente e in cui i torti e le ragioni – secondo la Procura – furono volutamente invertiti.

Ulteriori particolari, le reazioni e altre notizie sul Corriere di Como in edicola mercoledì 26 marzo

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