La rassicurazione di Frattini: «Negoziato da far ripartire»

La questione frontalieri
La Svizzera ha siglato – per prima – il contratto per la partecipazione a Expo 2015. Ad assistere alla firma, ieri, l’ad di Expo 2015, Giuseppe Sala, e il ministro degli Esteri Franco Frattini. Il quale, consapevole della tensione diplomatica tra Italia e Confederazione e delle ricadute sui lavoratori frontalieri, ha rassicurato i 19mila comaschi che lavorano in Ticino.
«Dobbiamo risolvere il loro problema – ha detto in modo perentorio il titolare della Farnesina – Abbiamo preso

un impegno davanti al Parlamento, con maggioranza e opposizione che hanno votato insieme. Il negoziato con la Svizzera deve partire: sul tavolo c’è un pacchetto generale che include l’accordo sulla doppia imposizione fiscale, sul quale il ministero dell’Economia ha avuto serie perplessità. Spero che queste perplessità vengano rimosse, e che finalmente il negoziato possa riprendere».
Durante la firma della Svizzera per la partecipazione all’Expo, Frattini ha definito questo gesto una «disponibilità importante e simbolica ad aderire all’esposizione universale. Con la Svizzera ci sono legami storici di amicizia e vicinato – ha detto Frattini – Questo è un segnale ulteriore di incoraggiamento, al quale il governo italiano risponderà intensificando i negoziati per arrivare a un accordo sulla trasparenza bancaria, sul sistema fiscale e sulla situazione dei frontalieri».
Il ministro degli Esteri, tornando sul tema Expo, ha aggiunto che «l’evento avrà sì un impatto positivo sul Paese intero», ma che le «ricadute dirette» si concentreranno su «Milano e la Lombardia». Como compresa, ovviamente.
Al termine della conferenza stampa di Frattini, i giornalisti svizzeri si sono spostati in un’altra sala, dove al banco dei relatori erano schierati i rappresentanti elvetici e l’amministratore delegato di Expo 2015 spa, Giuseppe Sala. Roberto Balzaretti, coordinatore generale per la presenza svizzera a Expo 2015, ha spiegato l’anticipo dell’adesione rossocrociata con una battuta: «150 anni fa fummo i secondi o i terzi a riconoscere l’Italia unita. Questa volta volevamo essere i primi a firmare».
Una strategia azzeccata, secondo Sala: «Chi aderisce ora ha 1.280 giorni di tempo per organizzarsi. Averne anche soltanto 200 in meno è cosa diversa». Il Parlamento svizzero dovrà decidere quante risorse stanziare per il padiglione, si parla di 25 milioni di franchi».

Andrea Bambace

Nella foto:
Il ministro degli Esteri Franco Frattini, al centro della foto, al suo arrivo ieri a Villa Erba (fotoservizio Mattia Vacca)

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