La realtà amara dei poliziotti

Il commento
Inseguire le tracce lasciate da un truffatore telematico con un computer rotto? Rincorrere, on line, le transazioni fraudolente con una connessione antidiluviana? O magari lanciarsi all’inseguimento di un malvivente con auto che hanno all’attivo più di 150mila chilometri percorsi? Non si tratta di alibi ma dell’amara realtà con cui i poliziotti devono quotidianamente fare i conti. In provincia di Como, dicono i numeri del ministero dell’Interno, sono cresciuti, nel 2013, i furti in casa, i borseggi e le frodi via web, solo per citare alcune fattispecie. La società è presa d’assalto e cresce la percentuale delle denunce: +2,6% a livello nazionale. I cittadini, esausti, si rivolgono alle forze dell’ordine.
Ma a Como, ad esempio, solo pochi mesi fa, l’ufficio denunce della Questura ha dovuto temporaneamente chiudere perché non funzionava il computer. La nostra è poi una provincia di frontiera. Da un lato incombe l’hinterland milanese che esporta nella Bassa Comasca sempre più criminalità “mordi e fuggi”, dall’altro la Svizzera e la sua linea di confine sempre più aperta. Necessario dunque vigilare, anche se i poliziotti di frontiera, solo pochi giorni fa, hanno segnalato la mancanza di giubbotti antiproiettile e il piano del governo Renzi potrebbe far chiudere 267 uffici di polizia postale, ferroviaria, stradale e di confine.
La lotta alla criminalità, in base ai dati, potrebbe apparire non sempre efficace ma queste sono cifre che non possono non tenere anche conto dei 15 proiettili che ogni agente – come denunciato di recente dai sindacati di polizia – può usare in ciascuna sessione di addestramento e non uno di più. Impossibile, allora, non pensare all’identikit di un poliziotto senza giubbotto antiproiettile, con le pallottole contingentate nelle esercitazioni, che insegue il malvivente a bordo di un’auto che arranca e con un pc rotto che lo attende in ufficio.

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