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La Regione: «Riforma fallita, tornino le vecchie Province»

Enti inutili? Sì, no, forse. Le Province sono nel limbo ormai da anni, da quando la riforma Delrio le svuotò di risorse e, soprattutto, di personale. L’obiettivo era eliminarle del tutto, ma il progetto naufragò sugli scogli del referendum del dicembre 2016, lo stesso che decretò – almeno per il momento – la crisi del progetto politico di Matteo Renzi. Adesso, mentre si discute in modo ossessivo di autonomia, la questione Province torna d’attualità. La Lega, in particolare, insiste per tornare indietro, ma trova sulla sua strada la freddezza dell’alleato di governo, che giudica la contro-riforma non essenziale (e oltretutto fuori dal “contratto”).Nei giorni scorsi, l’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori, tra l’altro ex presidente della Provincia di Sondrio, ha ribadito in modo chiaro il concetto: «L’eliminazione di questo ente, che di fatto non è mai avvenuta, ha generato una situazione di inefficienza sui territori, di moltiplicazione degli enti strumentali per la gestione dei servizi e di incremento complessivo dei costi, ossia il contrario della ottimizzazione promessa».Gli amministratori, ha aggiunto Sertori, «si sono trovati un carico rilevante di responsabilità, come il rispondere dal punto di vista civile e penale sulla sicurezza di ponti, strade e scuole, non avendo però a disposizione gli strumenti, i dipendenti e le risorse per poterli assicurare».Le Province deboli, così le ha definite Sertori, sono un paradosso. «Pur avendo le risorse, non riescono a investirle per la carenza di tecnici in grado di attivare i bandi e le gare». In questo modo diventa impossibile «realizzare opere e generare lavoro», cosa di cui invece ci sarebbe bisogno.La fotografia scattata da Sertori vale anche per Villa Saporiti, dove in pochi anni si è passati da 450 a 135 dipendenti. Un numero del tutto insufficiente per gestire le tre competenze ordinarie dell’ente – strade, scuole superiori e ambiente – e quelle delegate dalla Regione (un accordo del 2015, rinnovato due settimane fa per un triennio, prevede l’assegnazione alle Province, tra gli altri, di Turismo, Cultura e Protezione civile). Allo stato attuale, in via Borgovico ci sono da spendere, in conto capitale, una cinquantina di milioni. Non senza difficoltà si stanno completando appalti per asfaltature (5 milioni, le ultime risalivano a 8 anni fa) e manutenzione delle scuole (altri 5 milioni).Una boccata d’ossigeno arriva dallo sblocco del turnover, che permetterà a Villa Saporiti di sostituire il personale in uscita.Ma perché le cose ricomincino a funzionare, almeno a detta di chi oggi governa l’ente, servirebbe un terzo in più di dipendenti. Quota 200 è il limite minimo per fare in modo che la Provincia torni a essere efficiente. Un obiettivo che in assenza di riforma resta irraggiungibile.

Redazione

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