La ricerca: a Como, 2mila decessi in più rispetto agli ultimi cinque anni

Emergenza Covid, coronavirus a Como, volontari della Croce Rossa

Parlano di un vero e proprio “tsunami di dolore psicologico”, i rappresentanti delle segreterie della Uil del Lario nel presentare uno studio sull’effetto Covid-19 sui decessi nelle province lombarde dal gennaio al novembre del 2020.
Lo studio ha messo in relazione il numero dei morti sul territorio rispetto alla media del quinquennio precedente (2015-2019). Per quanto riguarda la provincia di Como si tratta quasi di 2mila croci in più rispetto alla media (1.984), ovvero 7.028 defunti per un +39,32%. Leggermente inferiore la percentuale di incremento lecchese, ferma a +37,65% a causa dei 4.172 decessi complessivi (+1.141).
«Decessi che nella maggioranza dei casi hanno colpito persone anziane, più fragili ed esposte al rischio derivante dalla patologia del Covid-19” scrivono Salvatore Monteduro, segretario generale, Vincenzo Falanga della funzione pubblica, Giacomo Arrigoni, Enzo Barni e Silvano Molteni, della Uil Pensionati. «Non solo le loro famiglie hanno dovuto reggere questo immenso dolore ma anche tanti operatori sanitari che hanno prestato le loro cure hanno subito i traumi della sofferenza fisica e psicologica (oltre che essere loro stessi vittime di infortuni) di chi è stato vittima del Covid, ed è surreale che ancora oggi c’è chi si ostina a negare l’esistenza del virus», proseguono.
Per quanto riguarda i dati, nei primi due mesi dello scorso anno, ovvero prima dello scoppio dei contagi, i decessi erano invece stati inferiori alla media (-4% per Como e -4,9% per Lecco). Da marzo l’esplosione delle situazione in tutta la Lombardia, con la provincia voltiana ancora sotto la media regionale (65,9% contro il 192,2%) e quella manzoniana invece già più crisi (+181,9%), nulla a che vedere ad ogni modo con gli aumenti registrati sia a Bergamo (+574,7%), sia a Cremona (+404 ,2%), sia a Lodi (+371,3%), gli epicentri della prima ondata della pandemia da coronavirus.
Per quanto riguarda la provincia di Como, il mese peggiore sarebbe arrivato durante la seconda ondata, lo scorso novembre, con oltre mille decessi (1.003) e una crescita del 111,2% rispetto al quinquennio precedente.
«È indispensabile rafforzare l’organico del personale del servizio sanitario, che è stato in questi ultimi 20 anni depauperato dai tagli alla spesa pubblica, penalizzando notevolmente la medicina territoriale – scrivono i vertici della Uil interprovinciale – Inoltre, è fondamentale ripensare ai percorsi di formazione universitaria per le professioni sanitarie abolendo il circuito a “numero chiuso” oggi non in grado di soddisfare il fabbisogno locale e nazionale».
La Uil confida infine che la sfida al Covid permetterà alla sanità lombarda e territoriale di non farsi più trovare impreparata per le future emergenze.

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