LA RIFORMA DEL BUON SENSO

di GIORGIO CIVATI

Un primo passo per l’economia
Di questi tempi tutti o quasi discutono – anzi si accapigliano – sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che tutela le assunzioni a tempo indeterminato e che regola, con molte garanzie per il dipendente, i licenziamenti.
Però il mondo del lavoro ha anche altri problemi: nodi irrisolti da anni, forse da decenni in questa nostra Italietta delle polemiche facili e dei privilegi granitici, che con l’articolo 18 hanno a che fare solo marginalmente. Pensiamo alla estrema difficoltà
di licenziare anche quei lavoratori sopresi, per esempio, a rubare. Pensiamo, ancora, all’impossibilità di disfarsi di collaboratori disonesti o infedeli.
Ecco, mentre il dibattito si incancrenisce su teorie tanto belle quanto ipotetiche, l’economia – a Como e in tutto il Paese – continua a scontrarsi con protezionismi esasperati, con tutele prive di logica, con garanzie sempre e comunque per una sola delle parti in causa.
Intendiamoci, siamo dello stesso parere del segretario del Pd, Pierluigi Bersani: una “manutenzione” all’articolo 18 può servire, purché data con giudizio. Di più: un adeguamento all’intero rapporto tra aziende e dipendenti è necessario. Nei decenni è cambiato il mondo, sono mutate le aziende, gli stessi lavoratori sono diversi: impensabile continuare a regolarne i rapporti come quarant’anni fa, o anche solo come vent’anni fa.
Prima di fare guerre ideologiche, scontri di piazza e di classe, pensiamo però a quante storture abbiamo quotidianamente. A quanto è sbilanciato il rapporto tra datore di lavoro e dipendente, a favore di quest’ultimo.
Senza voler “sparare nel mucchio”, anzi riconoscendo individualismi di eccellenza, dedizione, meriti e doti di quasi tutti, non possiamo non ricordare che anche tra i lavoratori ci sono eccezioni negative che, però, hanno le stesse tutele e le stesse garanzie – senza meritarle – di quanti fanno il loro dovere.
I sindacati, per esempio, anche a Como su molte questioni sono aperti, moderni, disponibili al confronto e al dialogo. Il loro lavoro è difendere il dipendente-iscritto, ma di fronte a casi indifendibili sanno fare un passo indietro, o comunque di lato.
La legge no. Granitica, immutabile, la norma che regola i rapporti di lavoro pare rimasta ai tempi andati. Senza tenere conto della situazione economica, sociale, di vita. Per questo la battaglia per l’articolo 18, pur sembrandoci importante, non ci pare l’unica.
Lasciamo spazio al merito, diamo tutela anche alle aziende, esse stesse patrimonio di un territorio. Di fronte a dipendenti che si mettono in malattia e poi vanno in barca a vela – è successo – non c’entra l’articolo 18 ma il buon senso: c’è gente che dalle aziende deve poter essere cacciata. Senza persecuzioni, ma anche senza lungaggini. Sarebbe un primo passo per questa nostra malandata economia. Un aiuto immediato, in attesa che si discuta e ci si metta finalmente d’accordo anche sui massimi sistemi, licenziamenti e articolo 18 compresi.

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