«La riforma regionale della sanità stenta a decollare»
Sanità

«La riforma regionale della sanità stenta a decollare»

«Il rinnovo del consiglio regionale potrà essere l’occasione per effettuare una verifica sull’applicazione della riforma sanitaria che stenta a tradursi in pratica». Il segretario generale della Cisl dei Laghi, Adria Bartolich, prende spunto dalle elezioni del 4 marzo, dalle quali uscirà il nuovo governo della Lombardia, per analizzare le criticità dell’assistenza sanitaria nella nostra regione.
Tra i problemi citati, l’introduzione della figura del tutor per la presa in carico dei pazienti cronici. «Meno del 50% dei medici di medicina generale (il dato medio regionale è 48%) hanno aderito al progetto associandosi in gestori – afferma la Bartolich – Un dato che si riduce ancora di più nell’Ats dell’Insubria, dove raggiunge il 45%, per abbassarsi ulteriormente tra i pediatri, dove l’adesione si è fermata al 36%».
Un’altra conferma dei problemi della riforma regionale arriva dalla «continua e ricorrente emergenza per gli affollamenti nei pronto soccorso».
Secondo Adria Bartolich, «la realtà dei medici di base e quella socio assistenziale devono essere potenziate».
«Se la rete socio-assistenziale fosse efficace e diffusa, consentirebbe di trattare i pazienti cronici in strutture diverse dagli ospedali e a volte direttamente a casa loro – afferma – Con l’aumento dell’aspettativa di vita e il conseguente invecchiamento della popolazione, è necessario inoltre potenziare la prima linea, cioè i medici di medicina generale».
Per risolvere il problema del sovraffollamento, «non è sufficiente aumentare i letti – sottolinea Bartolich – La rete di prevenzione deve funzionare molto prima dell’arrivo in ospedale, perché serve a prevenire non solo gli arrivi ma anche i risvolti negativi per il personale, tra l’altro impiegato in ruoli delicati, che esce da un decennio di assenza contrattuale, tagli alle risorse ed aumento dei carichi di lavoro».
Inoltre, «bisogna riconsiderare anche la suddivisione territoriale dell’Ats dell’Insubria, dato che non ha senso, per esempio, la collocazione dell’ospedale di Menaggio nell’Ats della Montagna». È necessario, infine, «pensare a una distribuzione dei servizi maggiormente coordinata e comunicante all’interno dell’Ats dell’Insubria per ottimizzare al massimo le prestazioni e le cure».

16 gennaio 2018

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