La rinascita di Ponte Chiasso, dubbi su parcheggi e viabilità

La dogana con la Svizzera

La possibile rinascita di Ponte Chiasso ha richiamato più di 100 persone. Riunite giovedì sera nella sala dell’oratorio per provare a capire come il loro quartiere potrebbe essere trasformato dai progetti di recupero – ancora in fase preliminare, va precisato – delle aree ex Lechler ed ex Albarelli. Tanti i dubbi e le perplessità che però hanno anche lasciato spazio alla speranza di veder rifiorire un quartiere ormai degradato. «Ponte Chiasso potrebbe non essere più così brutto in futuro. La proposta del Comune c’è e ha aspetti validi. Ora toccherà ai proprietari delle aree pronunciarsi e ai residenti capire come affrontare la sfida», ha detto il fondatore e presidente dell’assemblea di zona, Marco Colzani.
E infatti gli abitanti hanno ascoltato, osservato le slide di presentazione e fatto domande all’assessore all’Urbanistica Marco Butti e ai progettisti che hanno cercato di chiarire come cambierà la zona.
Ma tra documenti, numeri e dettagli tecnici, in tanti hanno espresso dei dubbi. Soprattutto sulla viabilità che potrebbe collassare, se non ridisegnata, con i nuovi insediamenti. Sono infatti previste quattro “scatole” – come sono state definite – ovvero strutture commerciali tra i 2.500 e i 3.000 metri quadrati di superficie che dovrebbero accogliere attività non alimentari, ad eccezione di un punto vendita nell’ex area Lechler. «Fatto positivo innanzitutto per i commercianti che sono da sempre stati quelli più scettici, visto che non si creerà una galleria commerciale. L’idea è poi quella di usare anche delle strutture già esistenti per insediare le varie attività – spiega Colzani – e puntare anche al recupero dell’ex Caserma della Guardia di Finanza». Indispensabili dunque i parcheggi che nel disegno preliminare dovrebbero essere circa 1.400. E inevitabili anche le prime modifiche alla viabilità che prevederebbero, ad esempio, di eliminare i parcheggi esistenti nel tratto finale di via Bellinzona, da piazza Anna Frank alla dogana, puntando a far parcheggiare i clienti nei nuovi posti a disposizione, a partire da quelli del nuovo supermercato. «Ribadisco che ci troviamo a discutere di pareri preliminari e stiamo parlando di progetti tutti ancora da confermare – ha spiegato l’assessore Marco Butti – Di certo si tratta forse dell’ultima possibilità per il quartiere di rinascere ma ogni passo verrà sempre posto all’attenzione dei cittadini e poi il tutto dovrà passare in consiglio comunale».
Tornando ai dettagli dell’operazione va anche sottolineato come ci sarebbe l’intenzione di creare due rotonde per fluidificare il traffico, una in zona piazzale Anna Frank e l’altra a metà di via Bellinzona. Dettagli e spiegazioni che però non hanno convinto, ad esempio, Massimo Patrignani, già dirigente dei Servizi scolastici a Palazzo Cernezzi, da sempre attivo nel quartiere. «Si è scelto un metodo di comunicazione inutile, l’Assemblea di zona viene trasformata nel megafono della giunta – dice Patrignani – Ci si limita a dare la parola solo ad assessori e progettisti. A nessuno è passato per la testa, ad esempio, che sarebbe stato più utile indire un’assemblea tematica, mettendo prima on line qualche documento e consentendo la raccolta di pareri e contributi scritti?».
Presenti in sala anche i consiglieri comunali Vittorio Nessi (Svolta Civica) e Fabio Aleotti (M5S). «Vista l’importanza dell’intervento è fuori di dubbio che i problemi atavici della sosta nel quartiere debbano essere definitivamente risolti – dice Nessi – Ho chiesto quindi il numero esatto dei parcheggi pubblici perché non mi sembra chiaro che la contropartita pubblica sia adeguata ai bisogni della cittadinanza».
Un’assemblea dunque molto partecipata che ha lasciato intravedere spiragli di luce nel futuro del quartiere, ma un progetto che in molti, tra i residenti, hanno trovato “rischioso” per la vastità dell’operazione. «I presenti – fa sapere Barbara Cereghetti, segretaria del circolo Pd Como Nord – hanno evidenziato diverse problematiche, come la questione dei parcheggi: 1.400, ma solo 200 saranno liberi, cioè a disposizione di residenti e frontalieri; ancora però non è chiaro se a pagamento o meno, sicuramente insufficienti». A questo punto, alla segretaria Pd non resta che augurarsi che «l’assessore Butti faccia tesoro delle preoccupazioni di chi abita in questo quartiere e abbia un occhio di riguardo per i commercianti della zona».

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