La ripresa arriva solo dall’estero. Ancora fermo il mercato nazionale

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Le analisi congiunturali
Campanello d’allarme sugli ordinativi per l’export

(m.d.) Il punto debole resta il mercato nazionale, che continua ad appesantire le imprese lariane che vendono i loro prodotti e servizi sul fronte interno. E così anche gli ultimi rapporti sullo stato di salute dell’economia comasca tracciano una linea di demarcazione: sono in ripresa le aziende che esportano, faticano a sopravvivere quelle che si rivolgono al mercato nazionale.
Vale per le industrie, dove la crescita dei livelli produttivi registrata nell’ultimo trimestre del 2013, pari

nel complesso al 2,6%, è soltanto frutto dell’export (+4,6%) perché il mercato nazionale ha perso ancora terreno (-0,4%). Vale per l’artigianato, dove la produzione complessiva è sì diminuita dell’1%, ma il fatturato delle imprese che esportano, per ora ancora poche, è salito del 10% mentre i ricavi di quelle che vendono soltanto in Italia sono in flessione (-0,4%). Vale per il settore del commercio, che ha una clientela locale e che ancora una volta ha visto contrarsi il giro d’affari (-3,1%).
Anche il comparto dei servizi – che comprende i servizi alle imprese e alle persone, il commercio all’ingrosso e gli esercizi pubblici – ha dovuto fare i conti con un’ulteriore frenata (-0,4%). Soltanto la grande distribuzione, pur rivolgendosi al mercato interno, è riuscita a migliorare le proprie performance. Nell’ultimo trimestre del 2013, infatti, le vendite dei beni di largo consumo nei supermercati e negli ipermercati lariani sono cresciute dello 0,4% a fronte di una flessione su scala nazionale del 2,1%.
Tutti questi dati rappresentano, in sintesi, la fotografia dell’economia comasca scattata dalla Camera di Commercio nell’ultimo rapporto congiunturale, relativo al quarto trimestre dello scorso anno.
«I segnali di ripresa ravvisati nel terzo trimestre 2013 – commentano gli analisti dell’ente camerale di via Parini – si sono consolidati in chiusura d’anno: i dati positivi non mancano. Purtroppo non mancano nemmeno le cause di preoccupazione che riguardano la durata e l’intensità di una ripresa piuttosto a macchia di leopardo».
Tra i timori spicca il campanello d’allarme degli ordinativi, che per le industrie non soltanto calano sul mercato interno (-4,2%), ma frenano anche su quello estero, con una crescita che si ferma allo 0,4%. Fattore che può pregiudicare la ripresa.
A proposito del settore industriale, il rapporto congiunturale spiega che «la produzione è aumentata del 2,6% e il fatturato dell’1,2% rispetto alla fine del 2012», ma precisa che «la crescita viene trainata solo dalle esportazioni (+4,6%) visto che il mercato interno resta stagnante», con una flessione pari allo 0,4%. «Il clima di fiducia sta lentamente migliorando, anche se permangono forti dubbi che si possa concretizzare una ripresa del mercato domestico», commentano gli analisti.
Se l’industria comasca tutto sommato regge il confronto nel panorama regionale – quel +2,6% colloca Como a metà classifica, tra il record produttivo di Lecco (+6%) e la brusca frenata di Pavia (-0,9%) – l’artigianato soffre invece più del resto della Lombardia: soltanto le province di Lodi (-3,1%) e di Pavia (-3,8%) hanno perso più terreno di Como (-1%), mentre la crescita maggiore appartiene a Brescia (+3,6%).
Oltre all’analisi della Camera di Commercio, ieri è stato diffuso anche l’osservatorio congiunturale di Unindustria Como, relativo al secondo semestre 2013 e improntato a un maggiore ottimismo. «Il primo trimestre del 2014 parte con un abbrivio negativo», premette l’associazione di via Raimondi, perché «in gennaio la variazione congiunturale è pari a -0,1%». Detto questo, e dopo aver registrato che le vendite all’estero sono andate meglio di quelle sul mercato nazionale, Unindustria apre all’ottimismo sottolineando che «le attese sugli ordini fino al prossimo giugno sono buone e in aumento del 2,4%» rispetto a fine 2013.
«Non siamo certo ai livelli dei tempi pre-crisi – è il commento di Francesco Verga, presidente di Unindustria Como – ma i deboli segnali positivi, seppur l’incertezza sia ancora diffusa, fanno pensare all’avvicinarsi della fine della crisi prolungata. I dati mostrano andamenti variabili a seconda dei settori produttivi e dei livelli dimensionali, tanto che le aspettative degli imprenditori sono diverse. In questa situazione resta comunque una certezza: la necessità di una seria politica industriale a supporto dell’industria».

Nella foto:
L’artigianato, che sconta tuttora una scarsa vocazione all’esportazione, fatica più dell’industria ad agganciare la ripresa, seppur debole, in atto

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