La ripresa stenta, torna a crescere la cassa integrazione

A luglio è stato autorizzato quasi un milione di ore tra industria e commercio
Altro che ripresa. Altro che ripartenza a settembre. A giudicare dai dati sulla cassa integrazione straordinaria di luglio, negli ultimi 4 mesi del 2011 l’industria comasca – soprattutto il tessile – imboccherà una salita ripidissima.
L’Inps ha appena trasmesso la cassa integrazione autorizzata a luglio: quasi un milione di ore, tra ordinaria e straordinaria, divise tra industria e commercio.
Ore che spesso vengono richieste e non utilizzate, almeno non tutte. Ma di questi tempi, fanno

intuire i sindacalisti, le imprese sono costrette a sfruttare ogni ammortizzatore sociale a disposizione.
Ciò che spaventa non è tanto la cassa integrazione ordinaria, perché a luglio è quasi fisiologico che un’azienda (in tempo di crisi) fronteggi un calo di lavoro. Il dato preoccupante è la domanda di cassa integrazione straordinaria, chiesta di solito per affrontare crisi ben più profonde e strutturali. Tant’è che, al termine di una cassa straordinaria, non è escluso che l’azienda riduca il personale.
Veniamo ai dati. A luglio l’Inps ha autorizzato più ore di cassa straordinaria che di ordinaria: 503.046 contro 444.658.
Nelle richieste di cassa straordinaria vengono pesantemente coinvolti non soltanto gli operai, ma anche gli impiegati, per i quali sono state autorizzate quasi 150mila ore di ammortizzatore sociale.
«Questi numeri – commenta Mario Piccinelli, responsabile del mercato del lavoro all’interno della Cisl di Como – indicano chiaramente che la crisi continua a mordere, in modo feroce e costante».
È il tessile, ancora una volta, ad accusare il colpo più duro. Il settore storico che fa da traino all’industria lariana assorbe, da solo, un terzo – vale a dire quasi 162mila ore – della cassa integrazione straordinaria autorizzata a luglio nel manifatturiero.
Il secondo settore più colpito, le industrie meccaniche, ne hanno chiesta quasi la metà (99.600 ore). Anche il legno-arredo, altro pilastro del tessuto produttivo comasco, viene investito da un’ondata di cassa straordinaria, oltre 72mila ore. Seguono il settore carta e poligrafici, con 69.560 ore, e i trasporti e le comunicazioni, con 48mila ore “soltanto”.
In totale, a luglio l’Inps ha autorizzato per l’industria comasca ben 456.056 ore di cassa integrazione straordinaria, che unite alle 39.390 del commercio e alle 7.600 dell’edilizia portano a un totale superiore al mezzo milione.
Nella cassa ordinaria, invece, la richiesta maggiore – 183mila ore – è giunta dal settore metallurgico. Seguono il metalmeccanico, con 112mila ore e il tessile, con 60mila ore.
Qui si capisce l’estrema difficoltà in cui versa il tessile. Le aziende hanno chiesto a luglio 162mila ore di cassa straordinaria e 60mila di ordinaria.
Mentre l’ordinaria serve per affrontare temporanei cali di lavoro, la straordinaria è indice di problemi pesanti, strutturali e difficilmente risolvibili senza una ristrutturazione delle imprese. La Cisl sottolinea infatti che l’aumento della cassa straordinaria (60mila ore in più a luglio, rispetto a giugno) «è un sintomo evidente della durata ormai cronica delle crisi aziendali. I dati sulla cassa straordinaria sono davvero preoccupanti – aggiunge Mario Piccinelli – la crisi perdura, e la cassa straordinaria rende molto difficile il reintegro dei dipendenti. Rischia di sfociare in ristrutturazioni e mobilità, mentre l’ordinaria serve per tamponare un comprensibile calo di ordini durante il periodo estivo».
A luglio, rispetto a giugno, sono aumentati tutti i dati sulla cassa integrazione: le autorizzazioni di ordinaria sono salite di pochissimo, un migliaio di ore, mentre quelle sulla straordinaria sono aumentate di circa 60mila ore, pari al 13%.

Andrea Bambace

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