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La “rivoluzione” di piazza Verdi. Ritorno al passato per guardare avanti

Si diceva, prima del suo abbattimento, che il “cedro della discordia” di piazza Verdi a Como, diventato in pochi decenni un albero gigantesco che copriva persino la visione dell’ottocentesca facciata del Sociale, fosse entrato nella memoria collettiva dei comaschi.I più, in realtà, ricordano solo le decine di auto parcheggiate disordinatamente ai piedi della grossa pianta e una piazza davvero invivibile prima che la sua integrazione nella zona a traffico limitato la salvasse per sempre. Ma un passaggio delicato come quello che

negli anni avrebbe portato al completo restauro del Teatro Sociale non poteva non coinvolgere globalmente la piazza su cui la struttura si affaccia da due secoli.Il nodo principale da risolvere, nel 2009, era quello del vecchio cedro. Abbattimento o conservazione? Intorno a questo problema era nata un’accesa battaglia con raccolta di firme e lancio di petizioni in sua difesa. Una prima ipotesi, che prevede un investimento di 40mila euro, vuole che il conteso albero venga spostato in altro luogo. Quando presto si capisce che questa tesi è tecnicamente impraticabile, il Comune decide di abbatterlo. Fino all’ultimo vari gruppi di cittadini provano ad opporsi alla sua fine, anche vegliando il povero cedro tutto il giorno.Ma una notte di metà giugno del 2009 arrivano le seghe e la piazza si sveglia di colpo un po’ meno verde di prima. A distanza di un lustro, il dibattito su piazza Verdi è ancora aperto. Tra i pareri più autorevoli in merito, quello del presidente dell’Ordine degli Architetti di Como, che sull’aspetto della piazza non ha dubbi: «L’abbattimento del cedro e l’eliminazione del parcheggio – afferma Angelo Monti – hanno restituito alla città una vera piazza urbana. E, sinceramente, io non ho mai trovato spaesante l’effetto di vuoto che si è creato con il nuovo assetto. Anzi, l’aspetto vagamente metafisico della piazza è un suo punto di forza».Di fatto, da qualsiasi punto di piazza Verdi ora si possono ammirare liberamente oltre cinque secoli di storia architettonica comasca: Palazzo Pantera, il Duomo, il Teatro Sociale, il Palazzo del Fascio. Qualcuno ha proposto nuovi arredi per la piazza, altri la vorrebbero animare con più eventi. Di certo, il sacrificio del povero cedro non è stato vano o voluto in nome di chissà quale speculazione edilizia. Una volta tanto la morte di un albero è coincisa con la nascita di un progetto per una città migliore.

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