Cronaca

LA SANTARELLA NELL’AREA TICOSA

altUN SIMBOLO PER LA SETA DI COMO
Sede museale, centrale geotermica o aula magna Nessuno dei progetti sembra “avere le gambe”

(p.an.) Pochi luoghi di Como hanno stimolato la fantasia degli amministratori e dei rappresentanti della società civile locale come la Santarella. L’edificio, che ospitava la centrale termica della Ticosa, prende il nome dal suo progettista, l’ingegner Luigi Santarella, maestro nella moderna tecnica delle costruzioni in calcestruzzo. L’ex centrale è l’unico manufatto sopravvissuto alla demolizione della tintostamperia. Nel 2008, il Comune aveva pensato di stringere un’alleanza con l’Accademia

di Architettura di Mendrisio per richiedere 1 milione e 300mila euro di fondi europei a fondo perso – tramite un bando regionale – allo scopo di fare della Santarella una moderna sede espositiva. Non se ne fece nulla. La destinazione a sede museale viene però riproposta anche nei mesi successivi. Si parla di metterci le opere dell’architetto razionalista Giuseppe Terragni, ma anche i modellini ferroviari Rivarossi, che hanno incantato 10mila comaschi nell’esposizione al Broletto la scorsa primavera. L’ultima proposta era stata quella del presidente vicario del Museo della Seta, Luciano Guggiari. La sua idea era fare diventare il palazzo un simbolo del tessile lariano, con reperti storici e non solo. Iniziando magari da un intervento minimale, come la pulizia dell’area, il rifacimento della facciata e la posa di un’insegna con scritto “Como Città della Seta”. Dal lancio ufficiale dell’idea, meno di un mese fa, nessuno però ha risposto all’appello.
«Speravo quantomeno in una presa di posizione da parte del mondo del tessile lariano – spiega il presidente vicario – però non demordo».
La strada dei musei sembra quindi un po’ in salita. L’assessore all’Ambiente di Palazzo Cernezzi, Bruno Magatti, aveva invece presentato un’altrettanto affascinante ipotesi, ossia far tornare la Santarella una centrale, una centrale geotermica però. Magatti ha lavorato al progetto insieme con l’ingegner Giorgio Fontana. Tecnicamente si vorrebbe realizzare un “impianto geotermico a calore diretto” estremamente performante rispetto alle più note pompe di calore.
«La presenza sotterranea del fiume Cosia a un passo dall’area e una rete già predisposta – aveva spiegato Magatti – permetterebbero di creare centinaia di allacciamenti senza dover “distruggere” la città».
Il sistema viene utilizzato con profitto ormai da secoli in Islanda.
Il parere più pesante sull’area è però quello dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Como, Lorenzo Spallino, che aveva bollato subito come «impossibile» la destinazione esclusiva della Santarella a Museo della Seta. «Si potrebbe invece ipotizzare la creazione, negli spazi occupati dalla centrale termica dell’ex tintostamperia Ticosa, di un centro polifunzionale. E lì, allora, destinare parte dell’immobile al Museo della Seta avrebbe senso. Da tempo – ha spiegato Spallino – stiamo discutendo con l’Università dell’Insubria che necessita di maggiori spazi. Ad esempio, per realizzare un’aula magna per centinaia di studenti».
Ecco un’altra proposta, quindi, ma il vero problema non è tanto come occupare questo edificio ma trovare i soldi. «Ovviamente – ha ammesso Spallino – mancano le risorse. La vera sfida è trovare i fondi».

Nella foto:
Graffiti e degrado hanno intaccato il calcestruzzo
9 Novembre 2013

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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