La scomparsa di Corrado, il commosso ricordo di chi lo ha conosciuto

Francesco Corrado a Orsenigo con l'allora capitano del Calcio Como Alberto Colombo Francesco Corrado a Orsenigo con l’allora capitano del Calcio Como Alberto Colombo

«Per noi era stato quasi come un padre, non un semplice curatore fallimentare, ma una persona di grande umanità in un periodo buio». Il ricordo di Francesco Corrado, scomparso l’altro ieri a 81 anni, non viene dal mondo del basket, in cui è stato a lungo protagonista come dirigente, ma dal calcio. Le parole sono infatti di Alberto Colombo, oggi allenatore della Reggiana in Lega Pro, dieci anni fa capitano del Calcio Como.
E in queste ore sono stati moltissimi i messaggi di cordoglio giunti alla famiglia, in particolare al figlio Alessandro, per la scomparsa dell’ex presidente della Pallacanestro Cantù. Come detto all’inizio, il ricordo di Corrado va al di là del mondo del basket. Il cordoglio si estende a chi lo ha conosciuto come professionista: era specializzato nei fallimenti ed era considerato uno dei massimi esperti del settore nel nostro Paese.
E con il ruolo di curatore fallimentare aveva guidato il Calcio Como tra l’inverno 2004 e l’estate del 2005. «La notizia della sua scomparsa mi ha rattristato – sostiene ancora Alberto Colombo, all’epoca capitano, portavoce e riferimento della squadra azzurra – Per noi fu molto importante per vari motivi. prima di tutto perché ci garantiva solidità da un punto di vista economico».
«Ma soprattutto mi piace ricordare l’uomo – aggiunge l’attuale allenatore della Reggiana – Al di là del suo ruolo sancito dal Tribunale, lui ci seguiva con affetto e vicinanza ed era sempre pronto ad ascoltarci. Fu, insomma, un vero presidente, che veniva anche allo stadio a seguire le nostre partite e una persona che ha fatto tanto per lo sport comasco».
Tra i ricordi più sentiti su Francesco Corrado c’è quello che Morena Ravaglia ha voluto lasciare sulla bacheca Facebook del figlio Alessandro. È la mamma di Enrico “Chicco” Ravaglia, il giocatore di Cantù scomparso nel 1999 in un incidente stradale dopo una strepitosa partita giocata con la formazione brianzola.
Una tragedia che aveva toccato l’allora presidente che, tra l’altro, aveva personalmente voluto il giocatore a Cantù dopo un lungo e brutto infortunio che rischiava di compromettere definitivamente la sua carriera. Dopo la sua morte, Corrado era sempre stato vicino ai familiari del giocatore.
«Difficile trovare parole che non siano state dette o scritte su un uomo, un marito, un padre e un presidente che ha dimostrato in ogni gesto ed in ogni parola la sua grandezza umana e spirituale – ha scritto Morena Ravaglia nel suo toccante messaggio – Posso solo dire che è un altro pezzo della nostra vita che se ne va. Raggiunge la sua Anna (la moglie scomparsa nel 2012, ndr.) e forse era ciò che voleva».
«Saranno entrambi nel nostro cuore in un posto speciale vicino a “Chicco”. Lo hanno amato come un figlio e lo hanno dimostrato in ogni occasione. Anna e Franco vi vogliamo bene e questo non cambierà mai» conclude.
«È un giorno di grande tristezza, la Pallacanestro Cantù perde una delle sue pietre miliari, una grande persona che ha avuto il merito indiscusso di salvare la nostra squadra e il basket in generale» è il commento commosso del numero uno della società brianzola, Anna Cremascoli.
«Se non fosse stato per lui, oggi non saremmo stati qui» aggiunge il numero uno.
Un riferimento a quanto avvenuto nel 1999, quando l’allora presidente Franco Polti stava per vendere i diritti del club a Pesaro. Ma Corrado con un blitz acquistò la società ed evitò il trasloco forzato di una delle squadre con il palmares più importante in Italia e nel mondo.
Tutta Cantù, del resto, è in lutto per la perdita di una persona che ha dato tanto alla città che lo ha visto affermarsi. «Un professionista stimato, una grande persona, schietta e dal carattere forte, che ha rappresentato tanto per la nostra città – sostiene il sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero – Dobbiamo a lui il salvataggio della società di basket, per la quale si è impegnato in prima persona, e per questo ha ricevuto due anni fa la benemerenza civica cittadina. Possiamo dire che è questo è stato il suo grande lascito alla città».
Massimo Moscardi

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