La scomparsa di Philippe Daverio, i ricordi lariani

Philippe Daverio

Dicevano i latini, ars est celare artem. L’arte consiste nel celare l’arte. Ovvero, saper spiegare le cose con un linguaggio semplice e chiaro, richiede approfondimento, conoscenza, erudizione. I divulgatori preparati e onesti sanno essere così: coinvolgere, incuriosire, far conoscere come se i racconti sgorgassero naturali. Così era Philippe Daverio, scomparso ieri all’Istituto dei Tumori di Milano all’età di 70 anni, e già ribattezzato “L’ultimo dei divulgatori” nel campo dell’arte.
Anche il Lario ne serba un affezionato ricordo. Daverio non lesinava “tirate d’orecchi” quando incitava a proteggere le opere del Razionalismo, si indignava per l’abbandono dell’ex Ticosa proprio a ridosso di quello che riteneva un tesoro dell’arte come la Basilica di sant’Abbondio («Uno dei posti più importanti della civiltà d’Occidente» disse).
Numerose le partecipazioni di Daverio alle iniziative culturali comasche dove dava sempre prova della sua originalità affabulatoria: il Festival della Luce della Fondazione Volta di Como, Parolario, Zelbio Cult e persino un congresso di neurologia.
Personaggio eclettico – era storico dell’arte, giornalista, docente, saggista, politico e intrattenitore televisivo – Daverio nacque in Alsazia da padre italiano e da madre alsaziana. Dal 1961 al 1967 frequentò il Liceo scientifico francese, poi studiò economia e commercio alla Bocconi senza laurearsi (gli mancava solo la tesi) cosa di cui non si è mai rammaricato.
Nel 1975 apre la galleria che porta il suo nome, “Galleria Philippe Daverio”, in via Monte Napoleone 6 a Milano, e da questo osservatorio si occupa dei movimenti d’avanguardia della prima metà del Novecento. Nel 1986 apre a New York la “Philippe Daverio Gallery” rivolta all’arte del XX secolo e, nel 1989, a Milano in corso Italia 49 una seconda galleria di arte contemporanea. La notorietà televisiva e la sua relativa opera di divulgazione vanno dal 2002 al 2012 con la serie Passepartout su Rai 3, un programma d’arte e cultura in cui Daverio, girovagando tra i tesori dell’arte contemporanea e antica o seduto alla scrivania con, sullo sfondo, le pagine cancellate dall’artista Emilio Isgrò, appassiona al bello attraverso un linguaggio mai banale, diretto e chiaro.
Uno stile che non piaceva ai critici duri e puri, ma che non gli impedisce di essere un apprezzato docente di storia dell’arte presso lo Iulm di Milano, e di storia del design presso il Politecnico di Milano. Fino al 2016, inoltre, ha ricoperto l’incarico di professore ordinario di disegno industriale all’Università degli Studi di Palermo.
Daverio aveva a cuore la bellezza e la custodia dei tesori d’arte, tanto che, nel 2011, per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia, fonda il movimento “Save Italy”. Mai come ora abbiamo bisogno di salvare la bellezza dell’Italia.

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