La scuola a settembre, con didattica a distanza e turnazione in aula

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Tutti promossi, didattica a distanza quantomeno per le prossime settimane e grossi interrogativi sulle modalità di inizio del nuovo anno scolastico. Il giorno dopo le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina e in attesa di leggere il decreto definitivo, il mondo della scuola comasca si interroga sul suo futuro e cerca di affrontare un presente inedito. «Stiamo aspettando di leggere il decreto, non commento le bozze» dice Roberto Proietto, dirigente provinciale.

«La provincia di Como sta affrontando questo momento non senza difficoltà, ma non più di altre zone. Ci sono anche esempi virtuosi di solidarietà, come il recente caso della scuola di Fenegrò. Le scuole hanno risorse che possono investire. Resta aperta la questione delle zone senza connessioni Internet, ma i docenti cercano di sopperire in altro modo, anche con appuntamenti al telefono». La Maturità si prefigura come qualcosa di eccezionale.

«Per noi saranno fondamentali le ordinanze – dice Proietto – Faccio un esempio. Come verranno esaminati i candidati esterni, i privatisti? E gli studenti in ospedale? Credo che a breve avremo tutte le risposte».
«La didattica a distanza non è certo la scuola, che invece è fatta di relazioni, ma oggi è l’unica alternativa che abbiamo – spiega Gaetana Filosa, dirigente della Da Vinci Ripamonti – Come istituto avevamo già sperimentato tutte le nuove tecnologie, ma si è trattato di forzare comunque la mano. Studenti e insegnanti sono stati da subito disposti a rimettersi in gioco. Ho chiesto di valutare il lavoro, ma anche di non ripetere solo le lezioni frontali o sovraccaricare. A breve forniremo in comodato i notebook agli studenti che non hanno dispositivi in grado di supportare i programmi».

Riguardo un nuovo anno scolastico con l’istituto aperto sotto strette misure antivirus, la preside dice: «Abbiamo classi non molto affollate e locali ampi, ma servirà la turnazione. Qualcuno verrà a scuola, con guanti e mascherine, altri seguiranno a distanza».

«Aspettiamo i chiarimenti del Ministero, ma non credo si possa parlare di un ritorno a scuola a breve – dice Domenico Foderaro, dirigente del Pessina – L’attività didattica prosegue e tutti stanno facendo del loro meglio, docenti, ragazzi e famiglie. Anche per l’esame stiamo aspettando di capire come muoverci. Siamo in attesa, ma anche sicuri di potere affrontare la situazione. Il 99% dei nostri studenti ha connessione e tecnologia per seguire i corsi. Per una trentina di allievi interverrà invece la scuola».

Dalle superiori alle elementari e medie, il discorso cambia poco. «Per tutte le scuole l’emergenza sanitaria per la pandemia è stata un fulmine a ciel sereno – dice Lucia Chiara Vitale, dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale Como Albate – Eravamo attrezzati a livello tecnologico, ma c’era la questione della formazione dei docenti. I nostri alunni più piccoli non sono autonomi, quindi i genitori li devono accompagnare in tutto».

La dirigente sottolinea poi questioni pratiche, come i casi di studenti delle elementari, con genitori stranieri, che non parlano italiano. «La collaborazione di tutti è fondamentale. Abbiamo chiesto al Comune di attivare il supporto di mediatori e facilitatori linguistici. C’è poi la questione degli studenti con disabilità» sottolinea.

Riguardo il futuro, la preside cerca di anticiparlo. «Non è realistico pensare che si possa riprendere prima di giugno. Prepariamoci per l’autunno. Le scuole non consentono però di mantenere la distanza tra i bambini con gli organici attuali delle classi, quindi verosimilmente si dovrà pensare a una parte di didattica in presenza e una a distanza».

«Ma quale 18 maggio, non credo che le scuole si possano riaprire a breve, si tratta di luoghi sensibili – dice Elisabetta Patelli, formatrice e presidente onoraria dei Verdi Lombardia – Ogni istituto superiore comasco mobilita oltre mille studenti. Molti utilizzano i mezzi pubblici. Hanno comportamenti promiscui tipici dell’età. Le classi pollaio di 30 studenti non hanno spazi che consento di mantenere le prescrizioni. Folle pensare a una riapertura a breve». Quindi? «Prima di tutto si deve pensare alla salute degli studenti e delle famiglie. Rimane così in campo la didattica online, che purtroppo aumenta la disuguaglianza sociale. Va gestita con intelligenza e potenziata a livello di ministero. Nel frattempo i singoli istituti si potranno riorganizzare a livello di spazi e di misure. Questo credo almeno fino a quando non si troverà un vaccino».

L’ultimo appello di Elisabetta Patelli è verso il governo e riguarda le famiglie. «La scuola si deve adattare alla pandemia, ma non si può pensare di fare ricadere tutto sulle famiglie. I genitori devono avere ancora la possibilità di lavorare», conclude.

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