LA SCUOLA “RIPARI” I CORSI DI RECUPERO

di RENZO ROMANO

Dopo l’esito degli esami a settembre
I dati relativi all’esito degli esami di riparazione negli istituti superiori comaschi confermano il primato assoluto del liceo classico “Volta” nel numero dei promossi.
Lo stesso era avvenuto in occasione degli scrutini di giugno. Si ripropone allora, per l’ennesima volta, la domanda: perché questa differenza con le altre scuole superiori?
Le possibili risposte sembrano ridursi a due. Gli alunni del “Volta” sono più “bravi”, oppure i professori sono meno esigenti. Le due alternative

non sono in realtà incompatibili. Può benissimo essere che siano vere entrambe le spiegazioni, ossia che gli alunni del “Volta” siano studiosi e, di conseguenza, come riconoscimento di tale impegno, i professori abbiano minori pretese.
Tuttavia, se si analizzano con maggior attenzione i motivi di questo invidiabile primato, si scopre che la spiegazione più plausibile è nella “selezione” preventiva, ovvero nella selezione che i ragazzi e le loro famiglie fanno al momento della scelta dell’indirizzo di studi dopo la terza media.
Più volte abbiamo sottolineato dalle colonne di questo giornale la mancanza di un serio programma di orientamento nelle scuole medie inferiori. A questa carenza è certamente da addebitare il numero troppo elevato di bocciati, in particolare nel primo anno di superiori.
Sono particolarmente penalizzati da questa mancanza i ragazzi che non avendo rivelato o manifestato particolari attitudini scelgono indirizzi di studio non adeguati ai loro interessi e alle loro aspettative.
Ebbene, questo non avviene, o almeno capita in dimensioni molto più contenute, per coloro che scelgono gli studi classici. Insomma, chi sceglie il “classico” mette in preventivo cinque anni di scuola che pretendono impegno e una grande voglia di studiare. Altrettanto consapevoli di quello che dovranno affrontare i figli sono i genitori che incoraggiano e favoriscono in tutti i modi la loro scelta.
La compartecipazione dei genitori alle vicende scolastiche dei figli prosegue anche durante l’intero percorso scolastico, con evidenti vantaggi sul rendimento dei ragazzi.
In quest’ottica di impegno e volontà, coloro che sfortunatamente incappano nell’infortunio di qualche esame a settembre affrontano con serietà tale prova, preparandosi coscienziosamente. La spiegazione dei tutti, o quasi tutti, promossi al classico, è tutta qui.
Forse sarebbe utile spiegare perché agli esami di settembre ci siano stati tanti bocciati in altri istituti superiori. Non va dimenticato che già agli scrutini di giugno in alcune scuole ci sono state vere e proprie stragi e i respinti di settembre vanno a rimpinguare il già preoccupante numero.
Non esito in proposito a mettere sotto accusa i corsi di recupero, o almeno le modalità e i tempi in cui tali corsi vengono tenuti, oltre che l’esiguo numero di ore di lezione. Affiora l’impressione che alcune scuole organizzino i corsi di recupero solo perché lo impone la legge e, soprattutto, che i ragazzi li frequentino non già con l’intento di recuperare le carenze, ma solo per la convinzione che la frequenza assicuri loro la promozione a settembre.
L’inutilità, o almeno la scarsa efficienza, di corsi di recupero così progettati e tenuti è certamente una delle cause di tante bocciature. A queste carenze organizzative e di contenuto va aggiunta la mancanza di una minima normativa comune sugli esami di riparazione. L’autonomia scolastica, nel caso degli esami di riparazione e dei corsi di recupero, dà l’impressione di trasformarsi in anarchia con spiacevoli conseguenze sulla credibilità complessiva della scuola. Ripensare corsi ed esami sembra doveroso.

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