LA SERIE "A" PUÒ ATTENDERE, IL RESTO NO

di RENZO ROMANO

Adesso la svolta
Una cordata di imprenditori lariani ha acquistato il Calcio Como. Il Como torna ai comaschi. È una grande e importante notizia che va ben oltre la rilevanza sportiva. È un’impennata di orgoglio e di coraggio da parte di un gruppo di imprenditori che in un momento difficile come l’attuale danno un segnale di speranza, uno scossone salutare per svegliare la nostra città dall’apatia e dalla rassegnazione.
La disastrosa parabola degli azzurri del pallone, che dal paradiso della serie maggiore
sono precipitati a peso morto nell’inferno delle serie minori, è nota a tutti. Forse non è estranea alla caduta senza freni della squadra la constatazione di come il disastro sia maturato e si sia materializzato in anni nei quali nella dirigenza del Calcio Como i “comaschi” erano in gran parte assenti.
Alla latitanza dirigenziale si è rapidamente associato un progressivo distacco dalla squadra anche da parte dei cittadini. La società di calcio è stata spesso vista in questi anni infelici dal punto di vista sportivo come un peso inutile, un onere mal sopportato, un disagio, un danno all’immagine della città.
È stata messa in dubbio l’opportunità di “riservare” una preziosa risorsa come lo stadio Sinigaglia al Calcio Como invece di mettere la struttura a disposizione delle società sportive cittadine minori e delle scuole.
Dal nuovo gruppo dirigenziale i comaschi si aspettano il ritorno della squadra a livelli più consoni alla sua storia e al prestigio della società, ma non solo questo. Nessuno può promettere miracoli perché, come diceva il grande Gianni Brera, la dea Eupalla è imprevedibile e bizzosa. È invece sicuro che per tornare a vincere il Calcio Como ha bisogno di ritrovare una sicurezza economica e dirigenziale che permetta di elaborare, sia pure con tutti i limiti dell’aleatorietà del pallone, un progetto vincente entro tempi non biblici.
Se i soldi vengono messi dagli imprenditori, i cittadini tutti, non solo i tifosi, sono chiamati ad avallare il progetto in termini di condivisione e compartecipazione. Il favore dei cittadini lo si guadagna non solo vincendo il campionato, ma facendo vedere che dietro il successo sul campo c’è una società impegnata in un rilancio non solo tecnico, ma anche sociale ed economico, attraverso la ristrutturazione degli impianti sportivi, tra i quali anche lo stadio Sinigaglia.
Il calcio, piaccia o non piaccia, è riconosciuto, sia pur incerto e provvisorio, strumento di visibilità e centro di attenzione. Gli azzurri restituiti ai passati splendori pallonari possono contribuire a migliorare l’immagine della nostra città. Un’organizzazione della società che abbia al centro la valorizzazione dei giovani è per la comunità un valore aggiunto anche in termini educativi.
La serie A può aspettare. Tutto il resto però deve iniziare subito. Como è la città di Alessandro Volta. La scossa del “Como ai comaschi” deve essere forte, elettrica. Degna della “scossa” data al mondo dal genio del nostro illustre concittadino

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