La sorte di Vanessa e Greta tra speranze e preoccupazioni

altDa Rebbio ad Asso. Apprensione per le due giovani volontarie rapite in Siria
Il socio varesino: «L’unico modo per aiutarle è il silenzio»
(p.an.) Si è tornati a parlare in Italia e nel mondo, dopo giorni di silenzio, della sorte di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due volontarie rapite in Siria alla fine di luglio.
Dalla Farnesina ha rotto il silenzio il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, che ha detto all’Ansa che «non risulta al momento che Vanessa e Greta siano in mano ai jihadisti dell’Isis».

Giro ha poi ribadito l’invito a «mantenere il massimo riserbo» sulla vicenda. Le due ragazze, una di Gavirate e l’altra di Brembate, avevano molti amici nel Comasco. Proprio a Como, all’oratorio di Rebbio, vi era stato l’ultimo incontro pubblico con Vanessa e Greta per presentare il progetto che vedeva in prima fila l’associazione di solidarietà al popolo siriano Rose di Damasco, con sede operativa ad Asso. Era il 20 luglio, dieci giorni prima del loro rapimento. Grazie all’associazione del Triangolo lariano e a una rete di punti di raccolta gestiti da volontarie in tutto il territorio erano stati raccolti medicinali e pacchi alimentari, inviati in Siria all’interno di container. Don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio, ricorda due ragazze tenaci e preparate e da allora prega per loro.

Si è chiusa nel silenzio invece la presidente dell’associazione “Rose di Damasco”, Silvia Moroni. Proprio la sera della scomparsa delle due italiane, la fondatrice dell’associazione aveva appuntamento con loro via Skype. Un appuntamento che le ragazze non hanno potuto rispettare.
Il cofondatore del progetto Horryaty, Roberto Andervill, ha parlato ieri dalle pagine del quotidiano di Varese “La Prealpina”. L’uomo, fabbro di professione, ha chiesto di «mantenere il silenzio. L’unità di crisi sta lavorando e abbiamo molta fiducia. L’unico modo di aiutare è il silenzio e far lavorare la Farnesina. Quando Greta e Vanessa saranno a casa poi si potrà raccontare tutto. Le versioni contrastanti suscitano tanti dubbi – ha detto ancora Andervill – Ma cerchiamo di capire sulla base di cosa vengano scritte queste notizie. Notizie che arrivano il giorno dopo l’uccisione del giornalista statunitense Fole».
Sulla pagine Facebook del progetto Horryaty-Assistenza sanitaria in Siria, da giorni campeggia la scritta “Vanessa e Greta presto a casa”, e la foto con un ritratto a forma di disegno delle due ragazze. Ieri ha parlato anche Salvatore Marzullo, il padre di Vanessa.
«Il fatto che non siano in mano all’Isis – ha detto Marzullo – per noi non è una smentita, perché mai avevamo avuto conferme ufficiali che lo fossero: dalla Farnesina l’unica cosa che continuano a ripeterci è che dobbiamo avere pazienza. Finora quelle che girano sono solo notizie di stampa – ha aggiunto – di ufficiale e sicuro a noi non è stato comunicato ancora nulla», ha concluso.

Nella foto:
Greta Ramelli, con i capelli biondi e Vanessa Marzullo, le due amiche partite per la Siria con l’intento di portare medicinali e aiuti alimentari. A fine luglio avvenne il rapimento delle giovani che pochi giorni prima avevano presentato il loro progetto all’oratorio di Rebbio

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