Cronaca

La spesa fa i conti con lo scandalo. Cambiano le abitudini dei consumatori

altMeno acquisti di prodotti pronti e qualche preoccupazione in più tra i comaschi

Cresce notevolmente tra i consumatori comaschi la preoccupazione per lo scandalo della carne equina utilizzata nei ripieni e non dichiarata. Soprattutto adesso che si è registrato il ritiro di un ingente quantitativo di pasta fresca ripiena in un ipermercato di Turate, peraltro estraneo alla vicenda in quanto non produce, ma commercializza il prodotto, c’è chi dichiara apertamente di non acquistare più alimenti a rischio, ravioli e tortellini su tutti.
Il sabato, per moltissimi consumatori, è un giorno dedicato alla spesa. È sufficiente fermarsi davanti a un qualsiasi supermercato comasco per tastare il polso della situazione. Un primo dato significativo è che la

quasi totalità delle persone è al corrente del caso della carne equina. I lariani si dividono poi in tre categorie: chi pensa a un allarmismo ingiustificato e non modifica affatto le abitudini alimentari; chi ammette la preoccupazione crescente; e chi, infine, rifiuta a priori l’idea dei piatti pronti e si considera dunque immune da qualsiasi rischio alimentare.
Nei giorni scorsi, i carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione (Nas) hanno sequestrato complessivamente 210 chilogrammi di carne dichiarata come di vitello e bovino adulto. Nel mirino sono finite, in particolare, 10 confezioni da 500 grammi di Piemontesino al vitello, pasta fresca ripiena prodotta da una ditta di Usmate Velate, in provincia di Monza Brianza, i cui campioni sono stati prelevati dagli scaffali di un ipermercato di Turate, del tutto estraneo alla vicenda dell’alterazione del prodotto e che aveva provveduto al ritiro della merce dalla vendita ancora prima di conoscere l’esito degli esami. La pasta in questione era risultata positiva alla prova per la ricerca di carni equine. In Italia, è il terzo sequestro, il primo di pasta ripiena. Gli altri due avevano interessato invece lasagne. Non ci sarebbe comunque alcun rischio per la salute, piuttosto l’ipotesi di una frode commerciale.
«Sono informato ma so che non c’è rischio per la salute – dice Pierpaolo Moioli – Non si tratta di un caso analogo ad altri clamorosi, come quello della mucca pazza. Qui è questione di etichetta. Personalmente non cambio le mie abitudini d’acquisto, sono tranquillo». Analoghe le considerazioni di Luisa Saino. «Compro raramente la pasta ripiena ma non sono preoccupata – dice – Quando c’era stata la vicenda della mucca pazza, quello sì era un vero allarme e avevo anche un conoscente colpito. Adesso la situazione è diversa».
«Non ho cambiato le mie abitudini per questa vicenda della carne equina non dichiarata – dice anche Matteo Marino – Sono convinto che il sistema di controlli ci sia e funzioni abbastanza bene e mi fido quando faccio acquisti».
Come detto, c’è chi non si sente affatto toccato dal problema. «Mangio esclusivamente prodotti naturali, non piatti pronti – dice Raffaele Esposito – Sono di Sorrento, in provincia di Napoli, e sono a Como soltanto in visita. Da sempre mangio esclusivamente cibi che acquisto dai produttori. Le vicende tipo questa della carne equina non mi preoccupano. So quello che compro».
Nanda Cantoni si dice tranquilla nonostante lo scandalo della carne equina non dichiarata si stia estendendo. «Compro i ravioli e prodotti simili ma non mi pongo problemi particolari – dice – Personalmente non mangio carne di cavallo ma conosco persone che la consumano abitualmente o addirittura che danno ai figli soltanto bistecche equine e che dicono siano migliori rispetto a vitello e manzo. Certamente, non è giusto che si dichiari il falso sull’etichetta, ma se non ci sono rischi per la salute non serve allarmarsi».
La tranquillità però non è di tutti. «Un po’ di preoccupazione c’è, inutile negarlo – dice Norma Danese – Già abitualmente non ho l’abitudine di comprare prodotti pronti, adesso controllo e verifico ancora di più prima di acquistare un alimento. C’è molta più attenzione. Con tutte le notizie che si sentono, quando si ha un mal di pancia vien voglia di andare all’ospedale per essere più tranquilli».
«Non voglio consumare carne di cavallo e ho tutto il diritto, quando acquisto un prodotto, di sapere che cosa sto mangiando – dice Fiorella Cappelletti – Non sono un’amante della carne e mangio poco anche bovino e vitello, la carne equina non fa per me ed è giusto che si intervenga se qualche azienda ha messo false informazioni sull’etichetta».
Gli operatori dei principali supermercati, seppure senza poter comparire, dichiarano di non aver notato un significativo calo dei consumi dei prodotti finiti nella bufera. Poche le ripercussioni anche sul fronte della carne equina, almeno per quanto riguarda quella acquistata al banco macelleria da consumatori che scelgono appositamente e abitualmente questo tipo di prodotto.
«Sono informata sul caso della carne equina non dichiarata – dice Elisa Bariotta – Personalmente non sono affatto preoccupata. Compro abitualmente i ravioli e sto continuando a farlo tranquillamente. Lo scandalo di cui si parla è una questione di etichetta e non di salute».
Nessun rischio per Isabella Cappelluti. «I prodotti pronti non entrano nella mia cucina – dice con orgoglio la pensionata comasca – Cucino tutto da sola. Acquisto gli ingredienti freschi, compresa la carne, e poi preferisco cucinare da sola tutto, ad eccezione del pane. È sempre stato così e in questo modo mi sento molto più tranquilla».
«Compro abitualmente i piatti pronti ma adesso sono preoccupata da questa vicenda e ho smesso di comprare ravioli e pasta ripiena – dice invece Ernestina Gallo – Non voglio mangiare carne di cavallo ed è mio diritto. Sull’etichetta devono essere dichiarati correttamente gli alimenti contenuti nel prodotto, in modo che il consumatore possa scegliere».

Anna Campaniello

Nella foto:
Il consumo di pasta ripiena è calato in questi giorni a causa dello scandalo della carne equina non dichiarata
3 marzo 2013

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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