La stazione di Camerlata e la “corsa” dei pendolari

altSottopassaggio lontano dallo scalo e assenza di accessi dal parcheggio
(p.an.) Sollecitati dall’ingegnere Giancarlo Stasi, già portavoce del Comitato pendolari Milano-Como-Chiasso, abbiamo effettuato ieri un sopralluogo alla stazione di Camerlata delle Ferrovienord. Con la consueta precisione – Stasi nel 2003 calcolò tutti i ritardi dei treni dei pendolari delle Fs – l’ingegnere ci segnala alcune difficoltà per i pendolari nonostante i recenti lavori. Il sottopassaggio, ad esempio, si trova tra gli 80 e i 100 metri dallo scalo.

Chi entra in stazione, quindi, deve “tornare indietro” fare il sottopasso e poi fare altri 80-100 metri nella direzione opposta per arrivare al treno. «La mia ottica è ovviamente quella del pendolare che arriva di mattina trafelato dopo qualche coda nel traffico» spiega Stasi. E infatti sono in molti a non utilizzare il sottopasso, ma ad attraversare direttamente i binari, correndo gravi rischi. La camminata, o la corsa, dei pendolari inizia prima dell’arrivo sulla banchina, dal parcheggio. Chi lascia l’auto proprio di fronte alla stazione, deve infatti percorrere 200 metri in parallelo ai binari, prima di trovare un accesso alla banchina, che è pure distante dal sottopasso.
«Così il fortunato pendolare – spiega Stasi – ogni mattina, dopo le code e l’affannosa ricerca di parcheggio, potrà allenarsi a correre per 100-200 metri fino all’unico ingresso della stazione, correre indietro sulla banchina di altri 100 metri fino al sottopasso, raggiungere l’altra banchina su cui dovrà presumibilmente correre ancora almeno 50 metri e sperare che intanto il treno non sia partito».
Il confronto con le piccole stazioni svizzere stride. Tutti gli scali hanno diverse vie di accesso pedonale e non, dotate di «sottopassi e sovrappassi nella posizione giusta – dice Stasi – parcheggi comodi e sufficienti per tutti per auto e bici, interscambi efficaci. Anche nelle piccole stazioni come Mezzovico in Ticino, le auto possono arrivare in prossimità dei binari».
A Camerlata anche gli accessi all’edificio della biglietteria, lato strada e lato banchina, hanno i loro problemi. La ringhiera di protezione alle rampe d’accesso per i disabili obbliga infatti tutti «a percorrere 7-8 metri in una direzione e impedisce di andare nell’altra. Ad esempio, uscendo dal locale stazione per andare al parcheggio, i pendolari non possono andare a destra. Sarebbe bastato un piccolo passaggio – commenta ingegnere – Invece si deve seguire la coda della gente che esce e perdere altri minuti per nulla, a meno che non si scavalchi». Stasi sottolinea invece come queste opere della stazione siano costate 1,4 milioni di euro. A Camerlata spiegano che il sottopassaggio è già stato pensato per il nuovo scalo, un punto di interscambio tra le due reti e un parcheggio da 254 posti. Realizzata però con quali soldi? I 5 milioni di fondi europei assegnati dalla Regione per realizzare la stazione sono decaduti lo scorso 31 maggio perché i lavori non erano ancora stati avviati. L’iter potrebbe ripartire nel 2015. E intanto il pendolare continua a correre.

Nella foto:
la distanza tra la stazione e il sottopassaggio (fotoservizio Fkd)

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