Cronaca

La strada della diplomazia è lastricata di contenziosi. Sulla fidejussione milionaria Palazzo Cernezzi ha perso

alt Il versante legale

C’è un elemento da tenere costantemente presente per ogni valutazione sulla nuova trattativa tra Multi e Palazzo Cernezzi: i quattro contenziosi legali che, in questi mesi, hanno diviso nettamente le parti e le hanno viste protagoniste soltanto di scontri legali. I rapporti riallacciati sul fronte progettuale sono legati a filo doppio con il versante delle carte bollate. È chiaro sia all’amministrazione, sia ai privati, infatti, che un’eventuale intesa su un progetto-bis per la ricostruzione del quartiere avrebbe come effetto l’azzeramento di ogni contenzioso. In caso contrario, cioè nel caso in cui la nuova trattativa Multi-Comune non producesse alcun frutto, è del tutto verosimile ritenere che la battaglia legale

andrebbe avanti senza sosta.
Vediamo, dunque, quali sono i fronti di battaglia ancora caldi e quello – doloroso, per l’amministrazione – che invece si è già chiuso.
Sul fronte “amianto”, Multi ha impugnato l’ordinanza comunale emessa il 5 novembre 2007 (giunta Bruni), con cui Palazzo Cernezzi intimò all’azienda di rimuovere i rifiuti contenenti, appunto, amianto crisotilo. I detriti vennero poi smaltiti dall’amministrazione nella “famosa” discarica di Pozzolo Formigaro, in Piemonte, e tuttora il giudizio al Tar sulla questione è pendente (in ballo ci sono le spese sostenute per l’eliminazione dei detriti).
Aperta è ancora la “battaglia” sulla delibera approvata dal consiglio comunale di Como il 26 luglio 2010, all’interno della quale era “contenuto” il Piano integrato di intervento. Ossia, lo schema dettagliato per la traduzione del progetto di Multi in cemento e mattoni.
Il punto, però, è che contro questa delibera – che conteneva anche modifiche apportate dall’amministrazione al progetto originario dei privati – Multi si è rivolta in un primo momento al Tar, dove ha perso. E, quindi, la società ha ricorso al Consiglio di Stato per ottenere ragione. Il giudizio, anche in questo caso, è tuttora pendente.
Terzo fronte ancora aperto al Tar di Milano, quello riguardante le richieste di Multi per ottenere dal Comune i 450mila euro versati dalla società a titolo di caparra confirmatoria; e per obbligare il Comune a rimborsare le spese sostenute da Multi per la demolizione degli ex edifici industriali e per lo smaltimento dei relativi rifiuti.
Dopo questi 3 casi ancora aperti, ecco l’unico già chiuso. Multi, infatti, ha vinto il ricorso per inibire il Comune di Como a incassare la fidejussione da 3 milioni versata a suo tempo dai privati.
Insomma, come si può notare – almeno fino all’11 marzo scorso – i rapporti tra amministrazione e società erano davvero pessimi. Ora, chissà che la nuova trattativa imbastita per dare un futuro all’ex area Ticosa non spazzi via con un colpo di spugna anni di battaglie legali e di accuse reciproche.

E.C.

Nella foto:
A controllare cosa contenessero i detriti dell’ex Ticosa, nel 2007, intervennero i carabinieri
17 marzo 2013

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