La strage di Erba “invade” le televisioni. È boom di contatti anche via Internet

Strage Erba 3

Perché la strage di Erba e i suoi protagonisti continuano a catturare l’attenzione, quasi spasmodica, dell’opinione pubblica? Perché, a distanza ormai di oltre un decennio, il racconto di quella mattanza riempie pagine di giornali, siti web frequentatissimi e ore e ore di trasmissioni televisive? «Il massacro degli innocenti rimanda al grande archetipo che è Medea, una narrativa molto antica, intramontabile», dice Fausto Colombo, ordinario di Teoria e tecniche dei media nella facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica di Milano e tra i più importanti studiosi della cultura televisiva in Italia.
Il suo ultimo libro, Imago pietatis. Indagine su fotografia e compassione (Vita e Pensiero, 2018), è un’analisi sui meccanismi della comunicazione e della compassione. «La strage di Erba è uno degli anelli di una catena molto lunga di eventi, una catena che mostra il male quasi assoluto nelle persone comuni. Un’esplosione di rancore che è stata indagata e raccontata più volte: mi vengono in mente L’avversario di Emmanuel Carrère, storia di un finto medico – Jean-Claude Romand – che uccise la moglie, i figli e i genitori; o Truman Capote con il suo A sangue freddo. O ancora Un borghese piccolo piccolo di Vincenzo Cerami». Vicende «interessanti perché incongrue, caratterizzate dal massacro degli innocenti per motivi futili. Queste storie – dice ancora Fausto Colombo – non vengono dimenticate non perché sono uniche ma, al contrario, perché fanno parte di una serie che si ripete. Sono episodi ricorrenti nella storia degli uomini e come tali sono riconosciuti».
Chi della strage di Erba fece per primo una narrazione è stato lo scrittore e giornalista Pino Corrias, il quale nel 2007 pubblicò con Mondadori Vicini da morire. La strage di Erba e il Nord Italia divorato dalla paura, il libro in cui vennero anche rivelate le confessioni rese in carcere da Olindo Romano e Rosa Bazzi davanti alle telecamere dello psichiatra Massimo Picozzi.
«Credo che ci sia, in questo momento e da parte di alcuni, una torsione di tutti gli elementi acclarati, dimostrati e raccontati in tre gradi di giudizio. È pazzesco che si rimetta in dubbio un processo nel quale i due imputati sono rei confessi e il testimone oculare sopravvissuto ha riconosciuto in aula il suo aggressore».
La strage di Erba, dice Corrias, resta in cima all’interesse mediatico per «l’ostinazione della difesa, che fa il suo lavoro, ma anche per l’audience. Se mandi il caso in prima serata su una Tv nazionale smuovi molto».
C’è anche qualcos’altro. «I misteri sono sempre più affascinanti delle soluzioni – sottolinea Corrias – in televisione ci vanno i difensori, non gli accusatori. Questi ultimi, dopo la sentenza, non hanno più alcun interesse a riportare la vicenda in superficie, al contrario di chi sostiene l’innocenza dei condannati».
E sulle ultime rivelazioni andate in onda martedì sera su Italia 1 nello speciale delle Iene, Corrias è molto netto. «Il super testimone è una delle trovate più utilizzate dal genere poliziesco. Credo che sia stato allestito un teatro mediatico nell’interesse dell’audience. Rimettere in discussione il processo di Erba è un gigantesco gioco di prestigio, anche giornalisticamente molto discutibile. Con l’ostinazione si può ribaltare tutto. Questo tipo di tv è emotiva per definizione, una macchina allucinatoria dominata dalla ridondanza».

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