La suggestiva idea di un grande Cantone tra Italia e Svizzera

Il dariosauro
di Dario Campione

La linea di confine tra Italia e Svizzera è tracciata da simboli.
Il lavoro, ad esempio. Decine di migliaia di frontalieri ogni giorno varcano la dogana, quasi tutti da un solo versante. E i soldi, ovviamente. Anche in questo caso il flusso è unidirezionale. Verso le ovattate e corazzate filiali di Lugano, tanto inespugnabili quanto discrete. Sacrari della ricchezza indifferenti ai cambiamenti e agli scossoni di ogni tipo e di ogni dove.
Nonostante le apparenza di solidità e compattezza, il Canton Ticino è in realtà
attraversato anch’esso da una crisi identitaria molto profonda. Se l’economia regge (e bene) ai sobbalzi della globalizzazione, lo stesso non accade per la società o la politica, come dimostrano risultati elettorali sorprendenti anche per gli stessi analisti ed esperti rossocrociati. La linea di confine resiste. Ma cambia piano piano fisionomia. Divide Paesi e territori diversi tra loro ma nello stesso tempo alla ricerca di una somiglianza, di una affinità che ne riduca le differenze.
Si è parlato, negli ultimi mesi, della creazione di una zona transfrontaliera a regime fiscale omogeneo. Qualcuno si è addirittura spinto oltre, molto oltre. Parlando di secessione, della costruzione di un “grande Cantone” di lingua italiana a Sud delle Alpi.
Ipotesi di fantascienza politica, la cui suggestione resta tuttavia intatta.
Che cos’è oggi la Svizzera per gli italiani? E che cosa l’Italia per gli svizzeri? Ne parliamo stasera, in diretta su Etv, a partire dalle 23. Ospite in studio Paolo Bernasconi, docente universitario e avvocato luganese.
dariosauro@espansionetv.it

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