«La “superlega” diretta in Iran non aveva fini bellici»: tutti assolti

Si è conclusa in tribunale una intricata vicenda internazionale scoppiata nel 2007, anno caldo per il Paese asiatico dopo il divieto agli ispettori Onu di ispezionare alcuni siti sospetti
Condanne invece, nell’ambito della stessa inchiesta, per un giro di irregolarità nelle fatture e nei documenti
La tesi della Procura di Como era che quella merce («2.240 chili di apparecchiature metalliche in superlega ad alto contenuto di nichel, cromo e cobalto») non avesse la necessaria certificazione fondamentale per un carico destinato all’Iran e che avrebbe potuto essere utilizzato anche a fini bellici. E proprio per questo motivo, civile e bellico, fu definito «bene a duplice uso».
Per questo, nella primavera del 2007, la spedizione in questione rimase ferma in dogana a Brogeda e posta sotto sequestro.
Ora, a distanza di sette anni, i giudici di Como hanno letto la sentenza di assoluzione a carico dei cinque imputati finiti in aula proprio con l’accusa di aver violato le leggi sul controllo delle esportazioni di questi beni da «duplice uso».
Ponendo dunque fine a questa intricata vicenda internazionale che era scoppiata proprio negli anni in cui il Paese asiatico era finito nell’occhio del ciclone per aver impedito agli ispettori dell’Onu di visitare alcuni siti sospetti.
Anche per questo motivo, il sequestro del carico alla dogana tra Italia e Svizzera aveva assunto i connotati del giallo.
Ma la vicenda non aveva riguardato solo l’esportazione di queste apparecchiature in superlega verso l’Iran, bensì anche tutta una serie di irregolarità nelle fatture e nelle certificazioni doganali, sempre a carico (a vario titolo) dei cinque imputati.
Su questo fronte, seppur con molte distinzioni tra una posizione e l’altra, sono invece giunte due condanne a 9 mesi e altre due condanne a 2 anni, con l’assoluzione piena solo per l’ultimo imputato.
Assoluzione che tra l’altro era stata invocata anche dal pubblico ministero titolare del complicato fascicolo, il dottor Mariano Fadda.
Il giro dei 2.240 chili di apparecchiature metalliche in superlega era partito da una azienda della Bergamasca per approdare a Chiasso. Ma proprio questo passaggio dall’Italia alla Svizzera per poi raggiungere l’Iran è stato per qui inquirenti della procura un passaggio sospetto e da controllare.
Versioni che la difesa ha sempre combattuto con forza fino appunto a sfidare l’aula e il pubblico dibattimento dove in parte l’ha spuntata.
Ottenendo l’assoluzione sulla destinazione bellica della merce e, sia pure solo in parte, anche su quelle che per l’accusa erano irregolarità nelle fatture e pure nei documenti doganali.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Il sequestro dei 2.240 chili di apparecchiature in superlega andò in scena nel mese di aprile del 2007

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