Cronaca

LA TAGLIOLA E LO SBERLEFFO

di DARIO CAMPIONE

Un potere arrogante
Una decina di minuti a scrutare i palazzi di via Petrarca o le vetrate di piazzale Gerbetto, con il sottofondo dell’autoradio.
Una decina di minuti buttati via. Tra qualche imprecazione e la rassegnata disperazione di chi è costretto a spegnere il motore della macchina e guardarsi gli occhi nello specchietto. Chiedendosi perché, ancora una volta, abbia scelto consapevolmente di “sbagliare” strada.
Non c’è comasco, probabilmente, che “una tantum” non incappi nella tagliola del

passaggio a livello della stazione delle Nord di Como Borghi.
Una barriera invalicabile. Da tutti i punti di vista. Una situazione che non cambia, qualcosa che resiste al tempo e a ogni protesta. Da qualunque parte essa provenga.
L’estate scorsa, il nostro giornale aveva condotto, insieme con i colleghi della redazione di Etv, una lunga inchiesta sull’assurdità di una vicenda più che paradossale.
Una settimana di articoli e di servizi televisivi era servita quantomeno a schiodare qualche burocrate dalla propria sedia, comoda e al caldo, ai piani alti di piazza Cadorna (la sede milanese delle Nord) e a far toccare con mano a questi stessi burocrati l’assurdità di un passaggio a livello che fa imbestialire centinaia e centinaia di persone ogni santo giorno.
Per frenare gli insulti dei cittadini e tranquillizzare l’opinione pubblica, i vertici delle Nord avevano promesso di modificare gli orari di alcune corse, in modo da evitare che le sbarre rimanessero chiuse a lungo.
In seconda battuta, avevano rassicurato di lavorare «allo studio di fattibilità di un sottopassaggio che garantisca la prosecuzione del traffico quando le sbarre sono abbassate». Parole al vento.
Un’autentica presa per i fondelli.
Come potete leggere nella seconda parte della nostra inchiesta, che pubblichiamo a partire da oggi, le Nord non hanno fatto assolutamente nulla.
Gli orari dei treni sono gli stessi. Gli stessi non di questa estate, ma di 50 anni fa.
Del sottopassaggio non ne parliamo nemmeno. Inutile arrampicarsi sugli specchi del desiderio.
Anche una terza ipotesi, una strada che costeggiasse i binari lungo l’asse di via Carloni – idea lanciata dall’assessore alla Viabilità di Palazzo Cernezzi, Stefano Molinari – è rimasta sulla carta.
Il passaggio a livello di Como Borghi resta dov’è sempre stato. Con i suoi tempi assurdi, impossibili da conciliare con una viabilità spesso caotica.
Il passaggio a livello di Como Borghi è il simbolo di una città costretta a subire l’arroganza di un potere senza contrappesi.
Per capirsi: le Nord fanno il bello e il cattivo tempo. E non rispondono ad alcuno delle proprie scelte.
Il sottopassaggio stritola la pazienza dei cittadini? La risposta, implicita è un bel Chissenefrega. Non urlato e nemmeno esplicito.
No, un chissenefrega soft. Una randellata inferta con il sorriso sulle labbra. Lo sberleffo di chi attende che il tempo cancelli ogni problema. Ci ridono in faccia mentre contiamo i minuti, paralizzati davanti alle sbarre di Como Borghi.

19 gennaio 2011

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