La “Tempesta” di Luca De Fusco arriva al Sociale con Eros Pagni

La tempesta con Eros Pagni al Sociale

Giovedì 12 e venerdì 13 dicembre (ore 20.30) Luca De Fusco porta in scena al Teatro Sociale di Como la sua versione de La tempesta, l’opera teatrale in cinque atti scritta da William Shakespeare tra il 1610 e il 1611, e tradizionalmente ritenuta la penultima opera del celebre drammaturgo – l’ultima interamente sua – e considerata da molti il lavoro che segnò il suo addio alle scene.           

È una tempesta interiore, una tempesta dell’anima, quella allestita da De Fusco e ambientata in una biblioteca, con un intenso Eros Pagni nel ruolo del protagonista, un mago chiuso nel suo luogo di studio e riflessione che si trasfigura con giochi di allucinazioni creando un’isola che non c’è: tutto è nella testa del mago.

Prospero, spodestato dal ducato di Milano, dopo essere naufragato su un’isola deserta dove ha vissuto per dodici anni con la figlia Miranda, il selvaggio Calibano e lo spirito Ariel, dà fondo ai suoi incantesimi per vendicarsi del re di Napoli e del fratello Antonio, colpevoli di avergli usurpato il titolo. Il regista napoletano trasforma tutto ciò (complice l’uso delle tecnologie e di proiezioni) in un addio al Novecento spodestato dal terzo millennio che ne nega i valori fondativi.

Come ci spiega lo stesso De Fusco – “La tempesta è un commiato. Commiato di un intellettuale dal suo mondo, non da isole deserte, animali esotici e mari tempestosi. Il mondo di un intellettuale è semplicemente la sua biblioteca. Dentro di essa si agitano i fantasmi della sua vita ed egli può vendicarsi su di loro semplicemente immaginandoli e alla fine immaginando di perdonarli. Lo stesso meccanismo interiore accade per Ariel e Calibano che nella nostra visione ispirata alla lettura del grande antropologo René Girard, sono due parti della personalità di Prospero.
Tutto insomma avviene nella testa di Prospero, che si specchia nelle diverse sfaccettature della sua personalità e che dopo questo grande, ultimo sforzo immaginativo, depone le armi dei suoi viaggi fantastici e torna ad essere un normale, malinconico vecchio che dedicherà buona parte del tempo che gli resta da vivere al pensiero della morte. Ma il commiato di Prospero ha ovviamente un enorme valore simbolico e la tentazione di leggerlo come addio di Shakespeare al teatro è sempre stata irresistibile, anche se forse questo è l’ultimo testo del bardo ad esserci rimasto, ma non l’ultimo ad essere stato scritto D’altra parte quante ultime serate recitano sempre i primi attori prima di chiudere veramente la loro carriera?
In epoca di transizioni la nostra Tempesta non può non raccontare anche tutto il disorientamento del nostro tempo con le fondamenta della cultura occidentale che franano senza che si vedano nuove colonne a sostenere nuovi edifici. Quando la biblioteca di Prospero affonda nell’acqua nel finale è anche tutta la nostra cultura che affonda con essa.”

Così, la dolorosa e malinconica figurazione dell’addio d’un uomo alla sua arte, ai suoi sogni, alla sua vita, diventa appassionato e tormentoso commiato ad un’intera civiltà, alla sua cultura, alla bellezza incommensurabile che ha saputo esprimere, alle amare e infelici bassezze del male che è riuscita a manifestare.

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