Lettere

LA TENTAZIONE DEL MASCHILISMO È INCOMPATIBILE CON L'INTELLIGENZA

Risponde Renzo Romano:

Ho letto che fra i ragazzi di via Panisperna c’era anche una ragazza. Si chiamava Nella Mortara ed era una fisica molto brava ma nessuno la conosce. Qualcuno ha scritto che il maschilismo di Enrico Fermi non le ha permesso di partecipare agli esperimenti che hanno dato notorietà e gloria al gruppo di quegli scienziati.
Anche la fissione nucleare è stata scoperta da due donne, entrambe però, per così dire, “scippate” da colleghi uomini. Consola il fatto che i tempi siano cambiati, ma è davvero così?

Laura Ponti

Cara Laura,
nelle sue note lei cita “i ragazzi di via Panisperna”. Ricordo che così sono chiamati i “fisici” che presso il Regio Istituto di Fisica dell’Università di Roma, ubicato negli anni ’30 in via Panisperna, collaborarono con Enrico Fermi negli esperimenti che portarono alla realizzazione del primo reattore nucleare e alla bomba atomica.
Sono nomi da brivido nella storia della scienza: Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Emilio Segrè, Bruno Pontecorvo ed Ettore Maiorana, genio assoluto scomparso misteriosamente nel 1938.
Tra i motivi tuttora ignoti  della sua scomparsa, suicidio o ritiro in un convento,  forse l’angoscia di avere intuito le terribili conseguenze (bomba atomica) delle scoperte di Fermi e del suo gruppo.
Il gruppo dei “ragazzi di via Panisperna” si sciolse nel 1938 quando, a seguito delle leggi razziali, Enrico Fermi, la cui moglie era ebrea, invitato a Stoccolma per ricevere il premio Nobel, decise di non ritornare in Italia e di recarsi negli Stati Uniti.
Le scoperte del  grande scienziato italiano  trovarono pronta e decisiva applicazione  nel Progetto Manhattan che portò alla costruzione della bomba atomica.
In queste drammatiche vicende ha una parte non irrilevante Nella Mortara, una fisica sperimentale che, negli anni dei “ragazzi di via Panisperna”, conduceva  nella stessa università importanti esperimenti sull’impiego delle sorgenti radioattive.
La Mortara, a seguito delle leggi razziali, nel 1939 venne radiata dall’università. Riparò in Brasile, dove rimase fino al 1941 quando decise di ritornare in Italia dove visse nascosta in un istituto religioso fino alla liberazione. Nel 1949 poté tornare al suo impegno di sperimentatrice presso l’università di Roma. Morì nel 1988.
Non credo al “maschilismo” di Enrico Fermi. Penso che il “maschilismo” sia un atteggiamento incompatibile con l’intelligenza che non mancava certamente al grande fisico…
Quanto agli “scippi” sulla fissione nucleare, messi in atto da scienziati “uomini” su colleghe “donne” penso che lei si riferisca alla fisica tedesca Isa Noddak che fece importanti scoperte sulla radioattività senza tuttavia averne riconosciuti ufficialmente i meriti, e all’austriaca Lise Meitner.
Quest’ultima, tuttavia, ebbe il premio Nobel per la chimica nel 1935 per la sua scoperta sul fenomeno della fissione nucleare e fu la prima donna ad avere una cattedra universitaria di fisica in Germania.
La parola “scippo” mi sembra inappropriata, piuttosto, in passato, il ruolo delle scienziate è spesso rimasto nell’ombra, lavorando esse con mariti, padri, fratelli, colleghi, diventati poi famosi. Fino all’inizio del ’900 era prassi comune non nominare le scienziate in documenti ufficiali e pubblicazioni scientifiche.
Anche Albert Einstein confessò nel 1903: “Ho bisogno di mia moglie.. lei risolve tutti i miei problemi matematici”. Sua moglie era Milena Maric, fisica serba, collega di studi. Non è illogico pensare che abbia dato un importante contributo al marito nella sua teoria della relatività.
Va anche ricordato che l’accesso all’università alle donne, come studentesse e docenti, risale in Italia al 1876,  in Svizzera al 1860, in Francia al 1880, in Inghilterra al 1870. Questo atteggiamento della società nei confronti della donna, peraltro, ha fatto sì che “solo” 11 scienziate donne siano state insignite del premio Nobel per una disciplina scientifica in fisica, chimica e medicina (per matematica e biologia il Nobel non è assegnato) nelle 500 onorificenze conferite dal 1901 ad oggi.
Da sottolineare che alla scienziata polacca Marie Curie Slodowka il prestigioso riconoscimento venne assegnato due volte per i suoi studi sulla fisica e sulla chimica. Doveroso ricordare la nostra Rita Levi Montalcini insignita del premio Nobel per la medicina nel 1986.
I tempi sono cambiati? Lei non mi sembra del tutto convinta. Forse i suoi dubbi hanno qualche buona ragione. È comunque mia convinzione che oggi il “maschilismo” nella comunità scientifica sia del tutto assente per semplice impossibilità di coesistenza con l’intelligenza.
Piuttosto mi lasciano perplesso i risultati di un’inchiesta sull’opinione pubblica riguardo alle donne nella scienza commissionata dalla Royal Society nel 2011: da tale ricerca emerge ch, nel Regno Unito, circa il 90% dei giovani tra i 18 e 24 anni e circa i due terzi dell’intera popolazione non sono in grado di menzionare neanche una donna famosa, nonostante la convinzione quasi unanime (il 96% degli intervistati) che uomini e donne siano ugualmente portati alle professioni scientifiche.
Chiudo con un aneddoto personale sui “ragazzi di via Panisperna” che forse non è del tutto estraneo al tema della lettera.
Qualche anno fa sono andato con una mia classe a Roma. Da “fanatico” di storie di scienza quale io sono, avevo preparato  i miei alunni raccontando loro le vicende di Fermi e dei suoi ragazzi, di Maiorana, degli esperimenti nella vasca dei pesci rossi nel cortile dell’istituto.
Giunti in via Panisperna, abbiamo inutilmente chiesto dove fosse l’istituto di fisica ad alcuni passanti e ai negozianti. Ci guardavano come fossimo alieni alla ricerca di qualcosa di inesistente. Finalmente un anziano antiquario (forse è solo un caso) ci ha spiegato  che l’istituto di fisica non c’era più e al suo posto sarebbe subentrato un commissariato di polizia.
Ogni nostro tentativo di entrare a respirare l’aria di un periodo tanto importante nella storia della scienza è stato inutile. A tutti è rimasto il dubbio: che fine avrà fatto la vasca dei pesci rossi sfrattati dai “ragazzi di via Panisperna” per fare i loro esperimenti?”
C’è qualcuno che lo sa?

26 maggio 2012

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