La testimonianza da Parigi: “Vado a teatro in centro, non la darò vinta ai terroristi”

Sofia Cianferoni (a destra) con la sorella Teodora Sofia Cianferoni (a destra) con la sorella Teodora

«Questa sera andrò a Teatro in centro a Parigi. Dobbiamo continuare a vivere, anche se il clima non è dei migliori». Sofia Cianferoni, 27 anni, comasca di Albavilla, da tre anni vive a Parigi, dove era stata anche per un Erasmus nel 2010, e lavora nella comunicazione e nel marketing.

Come tutte le persone che vivono nella capitale francese, sta vivendo con apprensione questi ultimi drammatici giorni. Ma lei fa parte di quelli che non vogliono cadere nella trappola di terrore dei terroristi.

«C’è chi vive queste ore in lutto – spiega – ma c’è anche chi invece dice che non dobbiamo dargliela vinta e che dobbiamo fare festa, divertirci ancora di più». E così Sofia non ha rinunciato alla serata a teatro.

Ma è inutile negare che, per chi vive a Parigi, la situazione non è semplice. Lei stessa, pochi giorni prima dell’attentato al Bataclan, aveva passato la serata in locale a pochi metri dalla sala della musica dove venerdì sono state uccise cento persone.

«Ci sono molte notizie false, paura ovunque. Valigie sospette, Treni fermi o ritardati – dice ancora – Un’automobile era parcheggiata male in centro a Parigi e si è scatenato il panico».

«Io prendo il “Rer” (treno di periferia, ndr) tutte le mattine e ce n’é sempre una – aggiunge – Poi è logico che queste vicende siano al centro delle discussioni: alcuni colleghi hanno perso loro amici, come pure la figlia del mio dentista».

Sofia Cianferoni torna sulla serata di venerdì, quella in cui ha preso il via la tragedia di Parigi. «Stavo guardando un film con il mio ragazzo quando mia sorella mi ha chiamato da Bruxelles per chiedermi come stavo. Non ero al corrente di niente, quindi sono rimasta piuttosto sorpresa dalla sua chiamata. Le ho detto che sì, ero a casa, quindi tutto bene».

«Poi ho acceso la televisione, ho cercato di capire cosa stesse succedendo, una voce ripeteva circa le stesse cose e le immagini non dicevano granché – sono le parole di Sofia – Probabilmente cercavano di rassicurare le persone e di non dare informazioni ai terroristi».

La situazione era decisamente confusa. «Non si capiva granché dell’avanzamento generale. Quindi ho cercato informazioni su Internet, con i live dei vari giornali locali. Poi ho visto i messaggi Twitter delle persone presenti nella sala durante il massacro. La paura, l’angoscia. Cercavo, cercavo e non volevo crederci».

E ovviamente il telefono della comasca è diventato rovente. «Ho ricevuto non so quante chiamate di amici preoccupati – sottolinea – Sms e messaggi Facebook. Cercavo di dire che stavo bene, che era pazzesco. Non sapevo come si sarebbe evoluta la situazione, ho iniziato anch’io a chiamare amici per sapere dove fossero. Ce n’erano alcuni nei bar vicino a Oberkampf. I locali hanno chiuso e si sono rintanati dentro».

«Siccome ascolto musica rock, molti temevano che fossi al concerto – spiega ancora Sofia – Ho scoperto per caso che una mia amica era al Bataclan. Per fortuna è riuscita a scappare. “Ho camminato sui corpi” è riuscita a dirmi, “ma sono scappata”. Non so come, ho solo capito che era sconcertata e non ho voluto prolungarle la pena con ulteriori domande».

In queste situazioni si crea anche un forte spirito di collaborazione. «Sono iscritta a gruppi Facebook dove molti esprimono la loro vicinanza a Parigi, ma allo stesso tempo condividono notizie per esempio sulla chiusura di alcune metro o sulla disponibilità di taxi gratuiti – conclude – Cerchiamo di fornire e scambiarci più informazioni possibili».

Massimo Moscardi

 

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