La testimonianza: San Pietroburgo, comasca al lavoro vicino alla bomba
Cronaca

La testimonianza: San Pietroburgo, comasca al lavoro vicino alla bomba

Al lavoro a un chilometro dal terrore e dalla morte. Una ricercatrice comasca di 30 anni, che da due settimane sta partecipando ad un progetto in Russia, a San Pietroburgo, ha vissuto in prima persona la giornata di paura per l’ennesimo attentato terroristico. «L’esplosione è avvenuta a poca distanza dalla zona in cui lavoro – ha raccontato – anche se non ci siamo resi conto subito di quanto accaduto».
La strage di San Pietroburgo è avvenuta nel metrò e ha provocato, secondo gli ultimi bilanci, 14 morti e oltre 40 feriti, alcuni in gravi condizioni. Sara Durini, giovane ricercatrice cresciuta a Como, era all’Itmo University, dove sta partecipando a un progetto ErasmusPlus della durata di due mesi. «Stavamo lavorando, era una giornata tranquilla e non ci siamo accorti subito dell’attentato – ha raccontato la giovane – Prima ancora che potessimo renderci conto dell’esplosione in metropolitana mi ha chiamato mio padre dall’Italia per sapere se stessi bene. È stato lui il primo a dirmi cosa fosse accaduto. Noi qui non ci eravamo accorti di nulla, nonostante l’esplosione sia avvenuta a meno di un chilometro da dove lavoro».
La comasca è rimasta dov’era, in attesa che si chiarisse la situazione. «Ovviamente appena saputa la notizia c’è stata un po’ di tensione – ha spiegato ieri – ma poi tutto è tornato alla normalità, almeno qui in università. Quando siamo usciti per tornare a casa però naturalmente l’allerta era massima e per percorrere un tragitto che di solito faccio in 35 minuti ho impiegato oltre due ore».
Ieri, Sara Durini è andata regolarmente al lavoro e ha deciso di non cambiare i suoi programmi e restare in Russia. «Si cerca di tornare alla normalità – ha raccontato la comasca – Il clima non è particolarmente teso. Sono andata in università in auto con i miei colleghi. Si notava un po’ più di traffico rispetto al solito e alcuni ricercatori si sono mossi in bus perché hanno preferito evitare la metropolitana. Altri sono rimasti a casa, ma diversi hanno utilizzato la metro, che è già in funzione».

5 Aprile 2017

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Redazione Corriere di Como

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