La tragedia del Quarto Ponte: l’autopsia scagiona gli indagati

tribunaleIl 38enne polacco non è morto per le botte ricevute la sera prima ma per un mix letale di alcol e medicinali

Non ci sono responsabilità per la morte di Pawel Zbigniew Pietrucha, il 38enne polacco trovato senza vita la mattina del 1 marzo in un portico del complesso del “Quarto Ponte”, a pochi passi dalla tangenziale. Il fascicolo di inchiesta, che ora viaggia verso l’archiviarione, era stato aperto dalla procura di Como con l’ipotesi di reato di concorso in omicidio volontario, secondo la tesi che le botte precedenti al decesso – andate in scena in un distributore di via Varesina, l’Erg, tra la vittima e altre tre persone tra cui due connazionali – potessero aver giocato un ruolo importante nell’esito drammatico della vicenda.

Invece la consulenza dell’anatomopatologo dell’ospedale Sant’Anna di Como, ha definitivamente sciolto la riserva. Pawel non è morto in seguito a quelle percosse, bensì per un edema polmonare scatenato da un eccesso di alcol mischiato a medicine. Un mix letale per un uomo già debilitato. L’esito dell’autopsia ha avuto come effetto immediato l’accelerazione della richiesta di archiviazione delle posizioni dei tre uomini che erano stati iscritti sul registro degli indagati, ovvero le persone che erano presenti all’interno dell’area di sosta del benzinaio dove andò in scena il litigio della sera precedente al decesso.

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