La tragedia dell’Atr 42. La figlia del pilota: «Mio padre, rispettato e benvoluto da tutti»
Cronaca, Territorio

La tragedia dell’Atr 42. La figlia del pilota: «Mio padre, rispettato e benvoluto da tutti»

Lo scorso 15 ottobre il 30° anniversario dalla tragedia dell’Atr 42 caduto a Conca di Crezzo. Un ricordo che è stato sottolineato in una sentita cerimonia al Sacrario che ricorda le vittime di quell’incidente aereo. Francesca Lainè, figlia del pilota dell’Atr 42, ricorda suo padre in questa toccante intervista. 

Francesca Lainè

«Mio papà? In questi trent’anni ho incontrato persone che mi hanno sempre lasciato ricordi positivi. Il mio? Di una persona spiritosa e ironica, sempre sorridente e cordiale, con me, con i miei amici e i fidanzatini dell’epoca».
Francesca è la figlia di Lamberto Lainè, il comandante dell’Atr 42 Colibrì caduto a Conca di Crezzo. Anche lei ha seguito la stessa carriera ed ora è primo ufficiale per la compagnia Meridiana e pilota i Boeing 737.
Al “Corriere di Como” traccia un ritratto del padre e di come sia stata la sua vita dopo la tragedia. Lo fa certo con amarezza, ma anche con il piacere di ricordare e far conoscere la figura di Lamberto Lainè. «Era un uomo con molti interessi – spiega – Era giornalista pubblicista e scriveva per il “Gazzettino”, soprattutto di motori e di Formula 1. Aveva il pass per seguirla dal vivo , quando poteva. Sicuramente su una cosa non andavamo d’accordo: lui tifava per la Lazio, io per la Roma. Io tra l’altro lavoravo anche allo stadio per la società giallorossa».

© Lamberto Lainè in una foto gentilmente concessa al “Corriere di Como” dalla figlia Francesca

«Ribadisco: la cosa che mi fa più piacere – aggiunge Francesca – è che in questi anni tutte le persone che lo hanno conosciuto e che mi raccontano di lui hanno soltanto ricordi positivi e belle parole nel suo ricordo. I colleghi tengono a parlare della sua simpatia, del fatto che fosse allegro e solare, uno che non aveva mai il muso. Mi dicono che caratterialmente gli somiglio».
All’epoca dell’incidente Francesca Lainè aveva 17 anni, suo papà 43. «Eravamo abituati a vederlo partire in avvicendamento per qualche giorno. Ricordo però che prima di quell’ultimo viaggio era giù dalle scale e volle salutarci. Ma non lo interpreto come un particolare presagio negativo. Però mi è rimasta in mente questa cosa».
«Dico la verità – aggiunge la figlia – Mio padre non era entusiasta dell’Atr 42. Lui era abituato a pilotare aerei più grandi. Arrivava dal Dc9 30, bireattore con motori posteriori, e non gli piaceva molto quel mezzo più piccolo. Ma nulla di più, non aveva mai accennato a questioni di sicurezza o a particolari problemi».
Sull’incidente Francesca Lainè aggiunge: «Purtroppo fu anche sfortunato: come poi è emerso l’Atr 42, con motori turboelica, volava a quote più basse e aveva problemi con la formazione di ghiaccio sulle ali, che poi risultarono fatali per quel volo. E quel 15 ottobre arrivò il primo vero freddo della stagione. Oltretutto l’aereo era pieno e perciò pesante.

© Lamberto Lainè in una foto gentilmente concessa al “Corriere di Como” dalla figlia Francesca

L’unico fatto positivo, per così dire, è che come sempre capita con gli incidenti aerei, quel tragico evento fu indispensabile per portare migliorie all’Atr 42 e per migliorare la sicurezza dei voli».
Dopo la tragedia Francesca Lainè, la madre e il fratello in questi anni hanno avuto la vicinanza di tanti: non sono stati lasciati soli. «In tanti ci sono stati vicini e ho già detto dell’affetto e del rispetto dalle persone che hanno lavorato con papà. Ho trovato un bell’ambiente. E voglio ringraziare chi si è mosso in questi anni per portare avanti il suo ricordo e quello del primo ufficiale Pierluigi Lampronti, che quella sera era al suo fianco e dell’assistente Carla Corneliani. Il mio pensiero va anche al carabiniere che perse la vita durante i soccorsi».
Come detto, la figlia del pilota scomparso a Conca di Crezzo ora fa lo stesso lavoro ed è madre di due figli, Federico (8 anni) e Flavio (3 e mezzo): «Tutti mi dicono che Federico sia uguale a mio papà. Non penso sia un caso, visto che sostenevano lo stesso per me». Poi Francesca Lainè spiega la scelta di seguire le orme del padre. «Premessa: non mi interessava una carriera nel mondo dell’aviazione. Io studiavo lingue e la mia intenzione era di lavorare in una agenzia di viaggi».
«Poi è successo l’incidente e la compagnia è stata obbligata ad assumere uno della famiglia – aggiunge ancora – Mia mamma aveva 43 anni, aveva lavorato in una boutique e non se la sentiva. Mio fratello nemmeno, e allora scelsero me».

© Lamberto Lainè in una foto gentilmente concessa al “Corriere di Como” dalla figlia Francesca

«Mi ritrovai a fare l’assistente di volo a 18 anni – aggiunge – E pensare che dopo un viaggio in Brasile avevo visto le hostess all’opera e avevo spiegato che mai avrei voluto quella occupazione. Scelsi Alitalia e non l’Ati, la compagnia dove lavorava papà: Ati era una grande famiglia, tutti si conoscevano e ogni volo, ogni incontro, sarebbe stata un’occasione di dolore e lacrime. Lacrime che non sono mancate qualche volta in Alitalia. soprattutto quando mi chiedevano come mai una ragazza così giovane salisse a fare l’assistente e mi ritrovavo a raccontare quello che era successo. Poi un po’ alla volta la situazione si è normalizzata anche se devo dire la verità, non mi piaceva moltissimo fare la hostess».
Un viaggio in America ha poi cambiato la direzione della vita di Francesca Lainè. «Sfruttando i miei studi di lingue negli Stati Uniti ho preso il brevetto di pilota e ho iniziato questo cammino che ora mi ha portato nella cabina del 737».
Francesca Lainè ha spesso partecipato alle cerimonie di commemorazione che si sono svolte a Conca di Crezzo, anche se quest’anno non potrà essere presente. «Mi ricollego al discorso di prima – conclude – Sono grata a chi non ha dimenticato quello che è successo, le persone coinvolte, noi familiari. Penso in particolare a chi ha voluto mantenere vivo il ricordo costruendo il sacrario a pochi metri da dove c’è stato lo schianto».
Massimo Moscardi

24 Ottobre 2017

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