La Valle Intelvi al Circolo Filologico
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La Valle Intelvi al Circolo Filologico

Lopera "Falò" di Franco Spazzi del 1996, dedicata ai festeggiamenti per la Beata Vergine di Loreto, cui la gente di Lanzo è devotissima Lopera “Falò” di Franco Spazzi del 1996, dedicata ai festeggiamenti per la Beata Vergine di Loreto, cui la gente di Lanzo è devotissima

Franco Spazzi, pittore nato  a Milano nel 1936 e  con forti radici intelvesi, è apprezzato da scrittori come Franco Loi e Maria Corti per le sue poesie in dialetto lanzese. Le ha raccolte in vari volumi tra cui ’L sas de noof (Como, Dominioni, 1993), S’crif sura i mur (Novara, Interlinea, 2002), A coomeen (Milano, La vita felice, 2004) e ’L libru di uus (Milano, Bocca, 2007). Spazzi ha  una  intensissima attività di pittore  e docente di acquerello. Ha tenuto molte personali tra cui, nel 2007, un omaggio a Johann Sebastian Bach. Nel 2006 ha partecipato a una collettiva del movimento “Nuovo costruttivismo” alla libreria Bocca in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. La sua opera è documentata anche sul nostro sito internet, nella sezione “Lario ad arte”. Spazzi porterà la cultura della Valle Intelvi e il suo dialetto in una sede prestigiosa come il Circolo Filologico Milanese. Avverrà il 22 marzo alle 18 nell’ambito dell’evento “Abitare il dialetto” che vedrà Spazzi impegnato nello storico circolo di via Clerici 10 a Milano a dialogare con la musica del chitarrista e compositore Davide Montenovi. Ingresso libero. La lettura dei testi di Spazzi sarà introdotta da una riflessione sulla lingua italiana che partirà dal De vulgari eloquentia di Dante.

Spirito «anarchico e frastagliato», Franco Spazzi (la definizione, azzeccata, è della moglie Flavia Giuliani, fine studiosa della poesia di Dante). Il pittore meneghino ha iniziato il suo percorso artistico sperimentando, in assoluta libertà, la lezione dei grandi maestri, da Emil Nolde a Vassily  Kandinskij, senza alcuna velleità accademica. Spazzi, per tradurre concretamente queste suggestioni si serve – oltre che della sua poesia in dialetto intelvese, di cui è virtuoso – dell’acquerello. Tecnica difficile, particolarmente rapida, fatta di trasparenze e tonalità liquide: la perfetta sintesi tra azione e contemplazione, tra luce e colore che promanano dal reale, in un esercizio a carattere eminentemente  spirituale che ha  affinità con il buddismo zen.

È comunque sempre forte in Spazzi la presenza della Valle Intelvi con le sue luci e i suoi colori. Il pittore e poeta vi ha vissuto  a lungo, a stretto contatto con le sue genti e la sua natura, tanto che oggi ne è forse l’interprete più profondo e acuto.

7 marzo 2018

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Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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