Cronaca

«La vera sfida politica, oggi, è difendere l’europeismo»

L’intervista Gabriele Albertini, senatore Ncd
«La Svizzera cambierà idea sugli stranieri, i fatti sono testardi e lo sciovinismo sarà sconfitto»
(da.c.) Sindaco di Milano, eurodeputato, senatore e adesso nuovamente candidato per un seggio nel Parlamento di Strasburgo. Gabriele Albertini, 64 anni da compiere a luglio, imprenditore inizialmente “prestato” alla politica, è ormai un punto di riferimento dello schieramento moderato lombardo.
Dopo aver lasciato il Pdl e Silvio Berlusconi, criticando una deriva a suo modo di vedere «estremistica», Albertini è approdato prima in Scelta Civica con Mario Monti e poi, di recente, nel Nuovo Centrodestra (Ncd) di Angelino Alfano.
Un passaggio «naturale», sottolinea l’ex presidente di Federmeccanica, il quale era ieri a Como per un dibattito televisivo negli studi di Etv e per un aperitivo elettorale con gli iscritti e i simpatizzanti del Ncd. «Un anno fa, prima che Berlusconi scegliesse Roberto Maroni per conquistare il premio di maggioranza al Senato nella circoscrizione lombarda, stavo organizzando la campagna elettorale regionale con i miei due ex assessori Maurizio Lupi e Luigi Casero, ma anche con Franco Frattini, Maurizio Sacconi e Roberto Formigoni. Di fatto, stavamo costruendo il Ncd in Lombardia», dice.
Una sorta di anticipazione involontaria, che fa il paio con la delusione per il destino di Scelta Civica. «Monti poteva davvero essere il leader dei moderati italiani che si riconoscono nel Ppe, lo stesso Berlusconi lo aveva indicato quale suo successore. Ma alla fine ho dovuto constatare come il movimento creato da Monti non avesse idee chiare né un solido progetto politico».
Nel Ncd Albertini punta «alla ricomposizione del centrodestra su basi nuove», ma anche alla «difesa dell’europeismo. La vera battaglia, oggi, è con chi vuole regredire e tornare nell’utero materno, senza diventare adulto».
Il riferimento è soprattutto a Beppe Grillo, «un moderno monatto che sparge l’infezione dell’antieuropeismo insieme con la Lega e alcuni settori di Forza Italia. Noi vogliamo parlare al cuore e alla testa dei cittadini, non alla loro pancia», aggiunge.
Eletto a Strasburgo una prima volta nel 2004 e poi confermato nel 2009, Albertini ha lasciato l’Europarlamento lo scorso anno optando per il Senato.
«Confesso però che non mi dispiacerebbe tornare a lavorare in Europa – dice – Per la qualità delle discussioni che si fanno, per l’approccio meno ideologico e più concreto, per la rete di relazioni ampie e articolate. Oggi l’Europa a 28 è un territorio politicamente disomogeneo sul piano dell’economia, degli stili di vita, dei sistemi istituzionali. Una realtà difficile, che va armonizzata. Abbiamo una moneta unica, dovremmo avere anche un’economia e una politica fiscale comuni».
L’ex sindaco di Milano riflette anche sui «rapporti difficili con la Svizzera», Paese al quale i territori di confine come le province di Como e di Varese guardano oggi con preoccupazione per l’inasprirsi di un sentimento anti-italiano.
«Credo che il referendum del 9 febbraio abbia alla fine creato più problemi che vantaggi all’economia elvetica. I fatti sono testardi, l’utilità di avere personale con una elevata professionalità residente nei territori contigui, come ad esempio il Comasco, prevarrà sulle spinte scioviniste. Su questo influirà anche una grande sintonia culturale tra Canton Ticino e Lombardia che comunque persiste».

Nella foto:
Gabriele Albertini, 64 anni, senatore, è candidato alle Europee con il Ncd (foto Fkd)
10 Mag 2014

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