La verità di Mario Lucini sulle paratie; «Scelte fatte solo per il bene della città»
Città, Cronaca

La verità di Mario Lucini sulle paratie; «Scelte fatte solo per il bene della città»

«Ancora oggi rifarei le stesse cose. Era più vantaggioso portare a termine i lavori con una perizia di variante. La risoluzione del contratto con Sacaim sarebbe stata un vantaggio solo per l’impresa e avrebbe esposto il Comune al rischio di un contenzioso». Mario Lucini, dopo aver assistito per settimane alle udienze del processo paratie “scalpitando” nelle retrovie, ieri ha potuto parlare al collegio di Como per raccontare la propria verità. E l’ha fatto in ore di esame, rispondendo a tutte le domande del pubblico ministero Pasquale Addesso che l’ha incalzato sulle procedure scelte per portare a termine l’opera, sullo spacchettamento dei lavori senza passare da una gara d’appalto e sulla mancata risoluzione del contratto con Sacaim, come suggerito da Anac. Ore di botta e risposta con la pubblica accusa, durante le quali non sono mancate nemmeno le battute indirizzate agli altri Enti.

«Quando c’era da fare conferenze stampa arrivavano tutti – ha detto Lucini – poi però sparivano ed io ero stufo di rimanere con il cerino in mano. Quello che è stato fatto era giusto e lo penso ancora oggi». Il lungo esame di Lucini è iniziato con una serie di risposte riferite all’opera in sé, prima ancora che diventasse sindaco, quando cioè era consigliere comunale. «La mia valutazione sulle paratie è sempre stata negativa in termini di costi e benefici per la città. Bisognava evitare di aprire quel cantiere, non era conveniente per i comaschi. Era, e si sapeva, un’opera invasiva e rischiosa». Poi però arrivò l’elezione al “soglio” di Palazzo Cernezzi.

«Quando iniziai il mandato mi trovai in una situazione complicata e di stallo effettivo – ha proseguito Lucini – Il progetto era fermo e l’incertezza sul futuro era palese in tutta la città. Si sapeva che si doveva affrontare una terza perizia di variante perché i lavori previsti non avrebbero comunque completato l’intervento». Qualcuno consigliò il sindaco di lasciar perdere tutto: «Sì, c’era chi diceva di lasciar perdere tutto ma io, pur avendo contrastato la scelta di avviare l’opera delle paratie, a quel punto non me la sentii di buttare gli 8 milioni di euro che erano già stati spesi. La cosa più responsabile credevo che fosse valutare modalità percorribili e consentite per recuperare quanto di buono era stato fatto, limitando al minimo i rischi per la città».

«Ma che cosa non andava in quel progetto?», è stata la domanda del pm. «Non era un’opera banale come ho sentito dire in quest’aula – ha proseguito Lucini – L’impatto era pesante in un’area delicatissima. Per evitare le esondazioni l’acqua non deve essere sbarrata solo da sopra ma anche sigillata da sotto. Ma la sigillatura da sotto è permanente e interrompe i collegamenti di tutto quello che scorre verso il lago. Tenete conto, ad esempio, che poco sotto il Duomo c’è acqua… Che cosa sarebbe successo alla falda sbarrando tutto quanto? L’acqua sarebbe entrata nelle abitazioni, e non solo in caso di esondazione. Questo era uno dei punti che mi preoccupava molto. Perché i sindaci passano, ma la città rimane».

Il secondo rischio riguardava i palazzi storici del lungolago: «Movimenti registrati facevano pensare a ripercussioni importanti sul contesto circostante». Perché allora non rescindere con Sacaim? «Perché prima servivano presupposti fondati per la rescissione. Non avrei avuto alcun interesse, anche politico, a rimanere per forza con Sacaim. Lo studio di fattibilità fu fatto proprio per minimizzare l’impatto dell’opera e i rischi della stessa. Per capire se e come progettare la variante. I lavori affidati poi agli stessi professionisti? Non lo chiesi io, ma condivisi l’opportunità di questa scelta che trovai e trovo sensata perché i professionisti conoscevano già la situazione».

Non è mancato il tema del ventilato rischio geologico («Non si capiva se Anac lo ritenesse insussistente oppure sovrastimato… Volevamo rientrare nei termini di correttezza che ci venivano chiesti», ha detto Lucini) e quello dello spacchettamento degli incarichi senza passare da una gara: «Erano cose diverse in sé che unite formavano il prodotto completo. Chiesi se la via era praticabile e mi dissero di sì… Faccio presente che per l’ammi – nistrazione sarebbe stato un vantaggio sia in termini di tempi sia di costi». Il tema di fondo – per tutta l’udienza – è rimasto lo stesso: perché non rescindere con Sacaim? «Il contenzioso con le imprese è un tunnel da cui non sai quando esci. Anche questo è un elemento di cui un sindaco deve tener conto». Mario Lucini parlerà anche nella prossima udienza.

Mauro Peverelli

12 Apr 2018

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Redazione Corriere di Como

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