La versione a sorpresa “regala” Aristotele. «Un testo ostico ma non impossibile»

Fuori dal Classico Alessandro Volta
Aristotele l’inatteso. Ecco come potremmo riassumere la giornata di ieri per i 164 maturandi del Classico “Volta” che hanno affrontato la prova di traduzione dal greco. Dopo tutte le clamorose smentite del toto-tema per la prima prova di italiano, anche le più fragili previsioni rispetto alla versione di greco – c’è chi sperava di non trovarsi a tradurre Senofonte, Tucidide o Lisia – sono state travolte dal brano del filosofo greco, proposto l’ultima volta 34 anni fa. Quindici righe su come
“Non il caso ma la finalità regna nelle opere della natura” dal “De partibus animalium”.
Una traduzione abbastanza lunga, ma non troppo ostica, forse con qualche pezzo complicato ma in generale lineare stando ai pareri che abbiamo raccolto, oggi a mezzogiorno, davanti al Volta.
«Nonostante io abbia una buona impressione sulla traduzione finale, è stata una versione piuttosto “combattuta” – confessa Martina Colonello – la conclusione era abbastanza dura da tradurre. Trattava dell’importanza della ricerca anche riguardo alle cose e agli esseri umili». E il commento sulle ultime righe di versione, apparentemente problematiche, non è risparmiato anche da altri studenti. «Alcune parti erano complesse, come la conclusione, ad esempio, dove ho tradotto parola per parola – dice Valentina Rubini – Erano 15 righe di versione, abbastanza accessibili». Ambivalenza di pareri rispetto alla seconda prova, dunque. I pareri degli studenti erano generalmente soddisfatti pur tenendo presente alcune “defaillances”, come conferma Viola Colombo. «È stata complicata ma non difficilissima, dopotutto. Ho impiegato più del solito perché volevo controllare tutto – dice Viola, che commenta anche l’improvvisa presenza di un testo di Aristotele – Qualcuno se lo aspettava. Alcuni ne erano certi, dal momento che non usciva da tanto tempo».
Nonostante l’autore piuttosto inatteso, dove non sono arrivati vocabolario e nozioni di grammatica greca, sono arrivati (sempre e comunque nel limite della correttezza) i suggerimenti e gli indizi dei professori di greco. Nessuno che ha tentato di fare il furbo. Come dice Elisa Negri: «È filato tutto liscio, in tutti i sensi».
Si è trattato dei classici “aiutini”, insomma, che hanno sbloccato la situazione soprattutto rispetto alla conclusione della versione, apparentemente piuttosto intricata.
«Era complessa a tratti. Alla fine, almeno, non era un ammasso di parole messe lì a caso come accade spesso e volentieri quando si tratta di tradurre dal greco – racconta Federico Baiamonte – in particolare si tratta di un autore non troppo facile da gestire, ma abbiamo avuto qualche indizio nascosto dai professori. Quindi dovrebbe essere andata bene».
I maturandi del Volta, così come i loro compagni di tutta Italia, sono arrivati esattamente a metà degli esami.
Archiviati tema di italiano e la traduzione, i “voltiani” stanno per affrontare la seconda parte delle prove.
Per adesso, una pausa di quattro giorni dedicata allo studio fino alla mattina della terza prova scritta – una serie di quesiti inerenti cinque materie diverse – che, assieme all’orale, sono le classiche bestie nere per molti studenti, generalmente molto riservati e restii a fare qualsiasi tipo di pronostico, anche sulle prove passate. Un po’ per logica, un po’ per comprensibile scaramanzia.

Nella foto:
Martina Colonello

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