La visita di Papa Francesco: l’emozione dei comaschi di fronte al pontefice
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La visita di Papa Francesco: l’emozione dei comaschi di fronte al pontefice

© Tiziano Ballabio

Molti dei settecentomila di Monza, Papa Francesco lo hanno intravisto solo sui maxischermi. Ma la carica e il carisma del pontefice, che pure non ha nascosto la stanchezza, sono arrivati fino al più lontano dal palco dei settori del parco trasformato in una gigantesca cattedrale a cielo aperto. I fedeli sono arrivati da ogni angolo della Diocesi di Milano, ma a anche da Como, a migliaia, semplicemente per esserci. «Dio cerca ancora alleati, continua a cercare cuori semplici», scandisce Papa Francesco. A Milano, nelle tante tappe di una giornata intensissima, di «alleati» ne ha trovati oltre un milione.

La folla più numerosa si è radunata a Monza per la celebrazione eucaristica, cuore della visita del Papa nel capoluogo lombardo. «In questa città io ho un popolo numeroso, dice il Signore», è la frase simbolo di questa giornata, stampata sulle immaginette con la foto del pontefice e sulle centinaia di migliaia di sciarpe distribuite a tutti i partecipanti. «La gioia della salvezza ha inizio nella vita quotidiana a casa di una giovane donna», dice Papa Francesco riferendosi al vangelo dell’annunciazione. E aggiunge: «Dio prende l’iniziativa e si inserisce nelle nostre lotte quotidiane, nelle nostre giornate, nelle nostre fatiche».

© Tiziano Ballabio

Poi la dura analisi del mondo di oggi, che almeno in parte anche Milano vive: «Si specula sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia, sui poveri, sui migranti, sui giovani e sul loro futuro – dice il Papa – Tutto si riduce a cifre. Il dolore bussa a tante porte, i giovani sono insoddisfatti per la mancanza di opportunità. Il ritmo vertiginoso nel quale siamo immersi sembra rubarci speranza e gioia, inaridirci l’anima e renderci insensibili».

«Quando tutto si accelera è perché la società in teoria dovrebbe migliorare – continua il pontefice – ma non si ha il tempo per niente e per nessuno. Perdiamo tempo per la famiglia, per la comunità, per le amicizie, per la solidarietà». Quindi l’invito a «guardare al presente con l’audacia di chi sa che la gioia della salvezza prende forma nella vita quotidiana» e tre suggerimenti per «accettare la missione che ci è stata affidata»: evocare la memoria, sentirsi parte del popolo di Dio è credere alla possibilità dell’impossibile. «Quando crediamo che una cosa sia impossibile – dice papa Francesco – diventiamo prigionieri di noi stessi e della nostra stessa miopia nel guardare le cose. L’impossibile deve invece iniziare a diventare realtà nella nostra vita e questo popolo ha tanti carismi per farlo».

Un riferimento all’accoglienza è quasi inevitabile. «Siete milanesi, sì. Siete ambrosiani, certo – dice il Papa – Ma siete parte del popolo di Dio, un popolo multiculturale e multietnico, che sa che ospitare e accogliere le diversità è una delle nostre ricchezze, che sa celebrare la novità che viene dall’al – tro. Un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ha bisogno perché lì è presente il suo Signore». Applausi e canti salutano papa Francesco. Il parco di Monza si tinge del giallo delle centinaia di migliaia di sciarpe che sventolano per salutare il pontefice. Che recupera tutte le energie per congedarsi dai settecentomila (e forse più) che hanno voluto esserci. Anche solo per vederlo da lontano.

Anna Campaniello

26 Marzo 2017

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