La vocazione dei Lombardi secondo Gianfranco Miglio

Gianfranco Miglio

Il Dna dei lombardi è stato al centro della bella serata organizzata venerdì scorso al Ronco dell’Abate di Salita dei Cappuccini a Como, che fu la residenza amata e vissuta da Gianfranco Miglio. L’evento, voluto dalla nuora del professore, Emanuela Filippi, ha avuto come protagonisti Stefano Bruno Galli, assessore all’Autonomia e Cultura del Pirellone, e Lorenzo Ornaghi, ex rettore dell’Università Cattolica, ministro dei Beni culturali nel governo Monti e allievo del docente comasco. Entrambi, moderati dal presidente del Centro Einaudi di Como, Ilvo Tolu, hanno affrontato il tema “Vocazione e destino dei lombardi: da Gianfranco Miglio all’autonomia”.
L’incontro, a inviti, giunto in coda all’anno in cui si è celebrato il centenario della nascita di Miglio, è avvenuto nella splendida biblioteca del Ronco dell’Abate ed è stato introdotto dalla giornalista e operatrice culturale Laura Garavaglia.
Galli e Ornaghi hanno ripreso il saggio dello studioso federalista “Vocazione e destino dei lombardi”, un testo del 1989, quando non era ancora scoccata la scintilla di avvicinamento alla Lega. I tratti emergenti sono la forte vocazione economico-produttiva lombarda, che tiene insieme territori tra loro molto diversi. E ancora, lo spirito individuale, la vocazione al lavoro, che ha impedito di produrre statisti, ma anche la tendenza all’associazionismo che permette di uscire proprio dalla dimensione individuale.
Quanto al futuro destino della Lombardia, Miglio vi vedeva un forte aggancio a un’Europa a trazione tedesca e auspicava un arco alpino ridotto a un enorme groviera di tunnel, per favorire la gravitazione di chi vive in questa terra verso l’area mitteleuropea.
Infine, il seme del federalismo. I primi accenni sono già nel “Cisalpino”, foglio di matrice cattolica del 1945, in cui un giovanissimo Miglio spiega “Perché non siamo razzisti”, ma subito lascia intendere che la Lombardia non vuole essere penalizzata dal Sud. Come conciliare allora la solidarietà? Per il docente comasco il risultato si ottiene grazie al giusto equilibrio tra la libertà, il valore a cui più teneva, e un potere pienamente funzionante.

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