LA ZUCCA VUOTA DI HALLOWEEN

di AGOSTINO CLERICI

Equivoci da chiarire
La Chiesa ce l’ha con Halloween, perché le porta via i bambini!». Frase un po’ risentita di genitore post-moderno, che si sta preparando a celebrare con i propri figli – e poi magari con gli amici – la festa della vigilia dei Santi usando l’armamentario di zucche, cadaverini, streghe e «dolcetto o scherzetto».
Sarei quasi d’accordo con lui, nel senso che Halloween porta via i bambini, ma non alla Chiesa. Li porta via e basta. Li distrae, nel senso che li conduce lontano dal centro, in

una periferia fatta di macabro, di occulto e di superstizione, di cui onestamente non hanno proprio bisogno.
La mia preoccupazione, quindi, è prettamente educativa.
Non sto a discutere se Halloween abbia diritto di cittadinanza come festa celtica antichissima: non vorrei proprio che qualcuno mi accusasse di non riconoscere la libertà religiosa!
Solo che un conto è l’Halloween che si è imbarcata dall’Irlanda per gli Stati Uniti, ben altra è la versione americanizzata della festa che è tornata qualche anno fa in Europa.
Una prima questione sta proprio qui: questa festa è solo commerciale, ha perduto ogni riferimento culturale o religioso (del resto la festa All Hallow’s Eve, cioè “vigilia di tutti i Santi”, già nel nome deriva dalla celebrazione cristiana che, almeno dal 731, è collocata al 1° novembre) e si inserisce in quel carnevale generalizzato che, tra l’altro, ha fatto scemare anche il piacere del divertimento e della trasgressione, che aveva senso “semel in anno” e non sempre.
Recuperare il significato della festa celtica ci porterebbe a dover scoperchiare il profondo sostrato cristiano legato alla solennità dei Santi e alla Commemorazione dei fedeli defunti, ma tale operazione – questa sì veramente culturale – non interessa nessuno, meno che meno i gestori dell’educazione.
E qui s’innesta una seconda questione, che riguarda la scuola e gli insegnanti. Normale che Halloween entusiasmi chi con questa festa ci fa i soldi. Ma perché tanto interesse da parte di chi avrebbe il dovere di valorizzare ben altre tradizioni culturali e religiose per introdurre i ragazzi nel mistero della vita e della morte?
D’accordo, è faticoso distillare l’insegnamento cristiano su temi così delicati e renderlo adatto alla mente e al cuore dei bambini.
Più comodo organizzare festicciole con il materiale già preconfezionato dall’industria del divertimento.
Si dice che non è il caso che i bambini sentano parlare della morte o vadano al cimitero – e questo è pedagogicamente falso – ma poi li si butta dentro il teatrino del macabro, in un vortice di ridicolaggini, di scherzi e di paura.
La celebrazione di Halloween, dunque, è semplicemente un’occasione educativa mancata.
Il problema non è della Chiesa. È un problema della ragione, perché Halloween è l’ennesima zucca vuota, piena di ombre.
E, invece, oggi, i nostri ragazzi hanno bisogno sì di una lanterna, ma soprattutto di qualcuno che gliela tenga davanti agli occhi, illuminando il cammino con una visione pienamente umana e un messaggio di speranza.

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