«ABOLITE QUALCOSA NON SE NE PUÒ PIÙ»

Province: il parere di Stella
Al tavolo dell’ultima conferenza dei servizi per la nuova stazione Tiburtina di Roma si sono seduti 38 rappresentanti. Tre-otto. È assurdo, capisce? Non sono io ad aver la fissa di abolire le Province, ma bisogna pur fare un po’ di pulizia».
Gian Antonio Stella, giornalista del “Corriere della Sera” e autore, insieme con il collega Sergio Rizzo, di varie pubblicazioni che denunciano gli sprechi della pubblica amministrazione (l’ultimo libro s’intitola “Vandali”), spiega perché la macchina amministrativa italiana
ha bisogno di una forte cura dimagrante. «L’esempio della nuova stazione Tiburtina è perfetto, per rendere l’idea di come funzioni l’Italia. La pubblica amministrazione deve riorganizzarsi. Bisogna raggruppare, semplificare. Che poi, a “sparire”, sia la Provincia o un altro ente, non è fondamentale. Abolite pure quel che vi pare, ma fate qualcosa, perché così non è possibile andare avanti».
Il nostro Paese, spiega Gian Antonio Stella, è pieno zeppo di esempi come la stazione. Si potrebbe citare pure il profondo Nord: «A Trento – prosegue il giornalista – abbiamo, nell’ordine, la Regione, la Provincia, le Comunità di Valle, i Comuni e le Circoscrizioni». Cinque livelli amministrativi. «Non possiamo più accettare situazioni simili. E ora sentiamo discorsi assurdi. C’è, ad esempio, chi si chiede “come sarà il mondo senza le Province”. Com’era il mondo di Barletta-Andria-Trani (provincia recente, costituita nel 2004, ndr) prima che venisse riunito in una Provincia? Era identico. Semplicemente, rispondeva a un altro ente. Sia io, sia il collega Sergio Rizzo la pensiamo allo stesso modo. Vogliono avviare una revisione completa dello Stato? Siamo d’accordo. Benissimo. Vogliono abolire le Regioni, invece delle Province? Lo facciano. Vogliono raggruppare i Comuni? Lo dicano pure, ma non possiamo restare in questa situazione». Per eliminare i livelli amministrativi, aggiunge Gian Antonio Stella, è sufficiente «trasferire ad altri enti le competenze di ciò che si va ad abolire».

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